Venom lo si può definire un buddy cop movie intriso pure di momenti leggeri che poco avrebbero a che fare con un Rating-R

Partire da un preambolo per questa recensione di Venom è quantomai doveroso. Non siamo difronte a un film brutto e da buttare siamo difronte a un errato esempio di comunicazione, in cui è stata fatta la promozione di un film che in realtà è di un genere diverso. Partendo da qui una volta arrivati in sala lo si valuta per ciò che è davvero.

La pellicola di Ruben Fleischer la si può tranquillamente definire come un buddy cop movie e come tipico del genere lo si può riassumere in due personaggi con personalità molto diverse e in conflitto tra loro costrette a lavorare insieme per risolvere un problema imparando gli uni dagli altri e finendo per diventare amici. Insomma non proprio ciò che ci si aspetterebbe da un film su Venom ma non per questo da buttare in quanto opera meglio sempre vederla, analizzarla e poi giudicarla.

È una mistura di due tonalità, drammatica e commedia che fanno un concentrato naïf molto particolare. Questo fattore è dovuto in particolar modo alla performance di Tom Hardy che senza dubbio è uno degli elementi meglio riusciti del film. Infatti l’attore comprende la vera essenza trasformandosi nel fantoccio di turno del vero protagonista, il simbionte. Gioco forza Eddie Brock cerca di entrare nelle simpatie di Venom scatenando un duo nientemale. Una volta capito che si tratta di un film diverso ci si rende conto che Venom presenta addirittura dei momenti pure divertenti e leggeri grazie a questo dualismo. Tom Hardy è perfettamente calato nella parte del fantoccio imbarazzato che non vuol fare arrabbiare l’alieno arrabbiato e sempre affamato.

La struttura è ballerina per i troppi tagli che trasformano una sceneggiatura semplice, con un primo atto appena abbozzato, in un piccolo grande pasticcio. L’ossimoro è chiaramente dovuto a causa dei tanti piccoli colpi di forbice che ne fanno un prodotto grandemente confuso. Oltre la struttura ballerina ciò che non ha funzionato è il villain del film interpretato da Riz Ahmed, fin troppo mono-dimensionale nella sua caratterizzazione e di riflesso nelle sue intenzioni riprendendo una struttura vecchia di almeno 15 anni per quanto riguarda i cattivi. Invece l’Anne Weying di Michelle Williams fa un pochino meglio partecipando in seconda funzione alla manovra del simpatico duo Brock / Venom ma non aspettiamoci miracoli nemmeno dalla scrittura del suo personaggio.

Tranne i primi 20 minuti parchi ed evidentemente accelerati da alcuni tagli, il tono e il ritmo sono coerenti a cui si aggiungono diversi momenti di azione forsennata. Su questo aspetto sono da inserire inoltre gli effetti visivi che non sono brillanti ma nemmeno in questo caso da buttar via. Prima di tutto ci  concentriamo su Venom. Gommoso, lucido e viscido è forse l’idea più ovvia per la sua realizzazione quindi è difficile capire le critiche contro Sony per il design del personaggio. Possiamo invece corroborare l’idea che Sony abbia esagerato nel terzo atto con l’elasticità della performance in computer grafica durante i combattimenti chiave.

RASSEGNA PANORAMICA
Venom
7.2
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