Prima di partire è certamente doveroso ricordare gli sforzi di Square Enix che nel 2015 diede vita a un avvincente reboot videoludico pronto ad esplorare le origini di Lara Croft. Il suo successo spinse Warner Bros. a metterne in cantiere il suo adattamento cinematografico da affidare nelle mani del Premio Oscar Vikander che senza dubbio è il vero fulcro di questo adattamento cinematografico discretamente riuscito – ed era complicato soprattutto quando il materiale di partenza è  un videogioco.

Ritroviamo qui Lara che gira per le strade di Londra lavorando come corriere in bicicletta ma c’è qualcosa dentro di lei che la sta chiamando, forse una sirena della polizia, segnale evidente che qualcosa nella sua vita non sta funzionando. Per questo le viene in suo soccorso Ana Miller (Kristin Scott Thomas) che cerca di rimetterla sulla retta via dell’Impero paterno ed è proprio un gingillo dal passato che scatena in Lara il richiamo all’avventura scandito dall’imbarcazione di Lu Ren (Daniel Wu). Dopo un prologo discretamente convincente, meno per la figura paterna di Dominc West che interpreta Lord Richard Croft, Lara si ritrova a scoprire il suo vero destino ed è qui che l’attrice premio Oscar dà una prova sontuosa.

Infatti dopo aver conosciuto il terrificante Mathias Vogel del bravissimo Walton Goggins Lara si lancia in un’avventura incredibilmente piena di cicatrici, archi e frecce con i complimenti che vanno tutti ad Alicia Vikander. L’attrice svedese dopo delle prove più attoriali con “Ex Machina” e “The Danish Girl”, è chiamata qui invece a una straordinaria prova fisica che supera a pieni voti. Vikander è magistrale nei panni di questa versione rebootata, mai doma, sempre pronta ad affrontare il pericolo finendo nel fango pur di raggiungere l’obiettivo oltre ad avere una mente davvero straordinaria che userà contro enigmi a metà tra la vita e la morte. I complimenti in questo senso vanno anche al regista norvegese Roar Uthaug che si concentra a 360° sulla nostra Lara dandoci una caratterizzazione potente degna di tutta la carica che mette in scena Vikander, bravissima anche nelle parti più dure dove deve simulare il dolore.

Tomb Raider” è un buon film, non privo di difetti ma si risolleva grazie ad Alicia Vikander che ci porta una versione  perfetta della Lara Croft di Square Enix

Ottimo anche il villain qui rappresentato da padre Mathias Vogel con un Walton Goggins quasi sempre perfetto nella parte del folle per altro ben scandita da delle valide motivazioni, forse un po’ diverse rispetto alla versione videoludica ma sicuramente più credibile del passato di Lara che si paleserà in maniera non troppo sorprendente. Fin dall’inizio mostrerà la sua natura mettendo alle strette la protagonista che presto sarà costretta a scegliere da che parte stare – e sicuramente la strada verso l’eroismo è anche un po’ merito della sua follia lucida.

Cosa manca invece nella pellicola sono i personaggi secondari, assolutamente poco caratterizzati, un vero adattamento a un videogioco che ancora ad oggi stenta a concretizzarsi, nonostante questo sia già un buon inizio; infine la maggior parte degli aspetti tecnici, infatti si riscontra qualche piccolo problema nel montaggio e nella fotografia che in alcuni momenti si perde per strada. Il vero punto negativo però riguarda la figura del padre, gestita davvero con poca attenzione con il risultato da non far crescere agli occhi dello spettatore il legame con sua figlia Lara e rendendo il terzo atto, tranne per l’azione tra villain e protagonista, poco credibile.