[ATTENZIONE: SEGUONO SPOILER IMPORTANTI SUL FINALE DI STAGIONE]

Finish Line, il Traguardo. Il titolo dell’ultimo episodio della terza stagione di The Flash non poteva essere più evocativo di così. Un’ultima puntata per dare un senso concreto ad un percorso durato mesi, certamente tra alti e bassi: ed è per questo che forse le aspettative erano fin troppo alte, considerando gli sviluppi degli ultimi minuti dell’episodio precedente.

In molti avevano sperato che quella di Iris West fosse una morte definitiva, per il semplice fatto che questo personaggio non abbia trovato una connotazione, un’identità e un ruolo ben precisi: può essere considerata come l’anello debole di una serie che offre realmente spettacolo. La sua morte definitiva sarebbe stata un’ulteriore slancio per la serie che comincia ad entrare in una fase di stallo, forse la stessa fase che ha attraversato Arrow con la sua quarta (deludente) stagione. Non fraintendetemi: questo non vuol dire che la terza stagione di Flash abbia deluso, anzi, ha offerto moltissimi spunti interessanti ma… si poteva fare di più. Si doveva fare di più.

La puntata inizia con la conferma di ciò che tutti noi avevamo immaginato: HR si è sacrificato prendendo il posto di Iris. Ed è qui che forse comincia il declino di un finale di stagione davvero incomprensibile. Dov’è finito il dolore per la perdita di un membro del team? Solo Tracy sembra essere profondamente sconvolta dalla morte di HR e non è giustificabile il sentimento reciproco tra i due. Sebbene HR sia stato un Wells diverso, non ha forse condiviso gioie e dolori del team? Non ha forse contribuito in parte allo svolgimento degli eventi, tra l’altro agendo sempre in positivo? E’ stata una reazione atipica ad una morte che forse avrebbe meritato un po’ di considerazione in più. E la drammaticità dell’evento, viene spezzata dal sollievo di Barry nel vedere Iris viva.

I minuti scorrono, in attesa dell’epico scontro finale tanto annunciato, ma ciò che viene fuori è un tentativo maldestro (e decisamente assurdo) di salvare il villain, Savitar, il Barry del futuro. E l’espediente utilizzato è sempre l’amore nei confronti di Iris West, il ricordo di un amore sopito da tempo ma risvegliatosi con una semplice carezza sul viso. Gli autori hanno voluto far ritrovare l’eroismo in Barry in una manciata di minuti, come se le parole di Snart nell’episodio precedente potessero essere in grado di giustificare le azioni di Barry nel season finale: il voler salvare Savitar per dimostrare di essere un eroe.  Probabilmente avrebbe avuto senso se questo senso dell’eroismo fosse stato ritrovato qualche episodio prima, includendo quindi una sorta di percorso personale di Barry – completamente assente in questa stagione.

E quando le intenzioni di Savitar sono più che evidenti, e l’unica cosa che resta da fare è prendere tempo per far si che il paradosso lo raggiunga, ci approcciamo allo scontro finale, sperando di vedere una battaglia che regga il confronto con Thawne e Zoom: mai le aspettative furono più tradite di così. A nulla serve il ritorno di Jay Garrick, che regala una semplice sequenza di corsa insieme a Flash e Kid Flash, che prova a smuoverci comunque, provando a scatenare l’adrenalina, a far scattare l’epicità del momento. Improvvisamente Savitar diventa persino più lento di Flash, tanto da farsi rubare l’armatura e farsela distruggere. Sembra tutto molto forzato, così come lo è la sua sconfitta. Iris si rende utile in questa occasione, ma non riscatta tre stagioni intere di precarietà.

Ciò che colpisce di più è il finale. La terza stagione, in un certo senso, è stata improntata alla scoperta di Savitar (prima parte della stagione) e al salvataggio di Iris (seconda parte della stagione): questo ha fatto si che venisse meno lo scopo reale degli autori ossia la “lezione” che Barry avrebbe dovuto imparare. Concentrando il Flashpoint nelle prime due puntate, e diluendolo poi nel tempo con continue citazioni sterili e cambiamenti di storyline di alcuni personaggi – in alcuni casi molto fini a se stesse – si è perso di vista l’obiettivo principale: la conseguenza delle azioni di Barry verso sé stesso. L’intera stagione si è concentrata sull’effetto del Flashpoint per le persone vicine a Barry, ma non è stata capace di sviluppare e di mostrare cosa sarebbe accaduto realmente al nostro Flash. Questo porta a sentirsi davvero confusi nei minuti finali, quando Barry dice serenamente addio a tutti e torna nella Speed Force per rimanerci per sempre. Nell’immediato, viene da domandarsi il perché del gesto, il perché della conseguenza, il perché della reazione così spontanea di Barry, come se sapesse già da molto tempo cosa sarebbe successo. E allora perché non rendere partecipe anche il pubblico? Perché non portarlo a comprendere che sarebbe stata quella la conclusione del percorso di Barry? Perché non sviluppare concretamente la Speed Force e la storyline in cui Flash è coinvolto?

Sono domande lecite, che possono anche far arrabbiare lo spettatore per un cliffhanger che sembra improntato più a lasciar con il fiato sospeso piuttosto che dare un senso di conclusione alla stagione e un senso di disincantato stupore: ora, il rischio è quello di far cadere tutto nella banalità perché, logicamente, Barry non rimarrà nella Speed Force, considerando anche il già annunciato villain – DeVoe.

Sul piano emotivo, tutto viene offuscato dalla sensazione di forzatura che si avverte mentre si guarda la puntata e non si riesce né ad essere tristi per HR, né ad esserlo per l’addio di Barry.

Gli effetti visivi sono come sempre molto buoni, essendo particolarmente azzeccati durante la tempesta di fulmini che ricorda moltissimo i primi numeri della storyline Rebirth, di recente pubblicazione.

Conclusione

Per la prima volta in tre anni, Flash raggiunge a malapena la sufficienza. Ed è veramente straziante doverlo dire perché questo è uno show che ha delle potenzialità enormi che, purtroppo, ancora non sono state sfruttate appieno. Il voler incentrare tutto sul rapporto Iris-Barry ha danneggiato la stagione, piuttosto che migliorarla, complice un ruolo mai definito per la giovane West. Il finale non regala le emozioni che tanto speravamo, ma solo domande e incomprensioni: valeva davvero la pena arrivare fino a questo punto?