Anthony Buscemi

RECENSIONE THOR: RAGNAROK

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Thor: Ragnarok – Recensione

Thor: Ragnarok
Thor: Ragnarok – Recensione

Thor, il figlio di Odino, è tornato per la sua terza tappa stand alone nel MCU, Thor: Ragnarok. Questa volta però, non è solo: al suo fianco, infatti, rincontriamo il possente e sempre arrabbiato Hulk, e non Banner ricordiamolo sempre, Loki il fratellastro Dio dell’Inganno, solito doppiogiochista, e la bella Valchiria di Tessa Thompson, per non parlare poi, di tutti gli altri personaggi di contorno che fanno parte di questa elettrizzante pellicola. Ma partiamo dall’inizio ed ecco il nostro parere su questo film, senza ovviamente, fare alcun spoiler!

Per agglomerare un po’ il tutto potremmo iniziare affermando che certamente questo film ha avuto molte influenze da parte delle altre pellicole del MCU, o meglio, sembra proprio che la ricetta magica vista già in “Guardiani della Galassia” (2014) ne abbia diretto l’esecuzione. Ne stiamo parlando dunque in modo negativo? Assolutamente, solo che il fatto di rivedere una base di fondo identica ad un’altra già precedentemente vista, non è proprio un punto a favore nella categoria della freschezza del genere. Essenzialmente il primo fattore che scorge agli occhi degli spettatori, paragonato ai precedenti film di Thor, è il notevole umorismo inserito, ma questo non è un male, anzi. Infatti è proprio lo stesso umorismo che riscontriamo nel primo film dei Guardiani e, come ricorderemo, sicuramente non dispiaceva. Qui certamente in alcuni momenti, che magari potevano risultare più seri, correva sempre un filo sottile di umorismo, che magari si poteva evitare, ok, ma la pellicola non si è intrisa completamente nel genere della commedia.

Il film segue per filo e per segno un viaggio metaforico sia per il personaggio principale sia per i suoi compagni, molto simile dunque a ciò che abbiamo visto in “Guardiani della Galassia“: l’arrivo in una “prigione”, le vicende all’interno di essa, la fuga da queste “sbarre”, nel nostro caso da intendersi in maniera traslata, e per concludere la lotta contro il villain principale, Hela. L’idea di base quindi, trattandolo come film a sé stante, non è male, inserendolo ovviamente nel grande Universo Cinematografico della Marvel, diciamo che in molti si sarebbero chiesti: che bisogno di riutilizzare questa ricetta in maniera così palese?



La necessità di questa pellicola essenzialmente si presenta essere quella di rinnovamento della figura del Dio del Tuono e quella di ponte tra gli eventi di due archi narrativi, tre se consideriamo che Thor sulla Terra c’è e non c’è e quindi ha avuto altre lotte da combattere. Dal punto di vista della sceneggiatura, a parte magari qualche piccolo errore tecnico, va bene con i suoi alti e bassi, con dei dialoghi non troppo fuori dal mondo in cui veniamo catapultati e sempre adeguato, con un tono particolare e interessante: da una parte abbiamo questa fine di tutto, il Ragnarok, drammaticità e disperazione, abominio e maligna rinascita, dall’altra abbiamo Thor che scherza con Banner su chi è il più forte (niente spoiler, abbiamo già visto questa scena nel trailer). Questo è interessante perché magari è un tono che aiuta a sdrammatizzare, a creare quella sorta di climax, che attraverso Black Panther, sfocerà alla fine nel dramma assoluto, o almeno così pare, “Avengers: Infinity War“.

In mezzo alle scene leggere si inserisce l’azione, che qui è persistente e adrenalinica, che ti fa provare ogni momento la stessa euforia della prima volta che abbiamo visto lo scontro di Thor contro Hulk in “The Avengers” per esempio, con scene che finalmente rendono giustizia ad un Thor guerriero. In tutto questo, la fotografia non è stato all’altezza, mentre dall’altra parte per gli effetti visivi, tutto buono anche anche se la CGI di Hulk purtroppo, nonostante sia migliorata rispetto ai precedenti trailer, in alcuni momenti è leggermente cartoonesca e più visibile rispetto magari ad altri capitoli come “Age of Ultron“.

THOR: RAGNAROK È UNO SPETTACOLO PER GLI OCCHI NONOSTANTE LA RICETTA MAGICA FORZI TROPPO IN ALCUNI PUNTI

La pellicola in sé per sé non sembra avere dei buchi di trama all’interno della storyline, ma, e c’è qui un grande MA, per quanto riguarda il montaggio ci sono scene in cui dei personaggi si trovano in una data location e la scena dopo, puff, si ritrovano da tutt’altra parte, con una sorta di ambiguo taglio scenografico. Per non parlare poi delle scene che sottolineano come non solo nella resa finale del film è stata cambiato il set della scena di distruzione del martello Mjolnir da parte di Hela, ma via via, sparsi qua e là vi sono vari dettagli che sono diversi da quanto invece abbiamo avuto modo di vedere nei trailer, nei promo e nelle clip rlasciate. Ora, la domanda è: è stato tutta una sorta di beffa del regista, Taika Waititi, che si è voluto prendere gioco di noi così? Oppure è stata una sorta di tattica, un po’ anche ingiusta, per nasconderci in realtà determinati dettagli del film che ci avrebbero spoilerato determinati avvenimenti?

Thor

Inoltre riscontriamo nella particolare caratterizzazione dei personaggi una certa influenza dell’universo posto da James Gunn. Infatti il film è ricco di variegate razze aliene, creature antropomorfe e bizzarrie tra le più disparata ricordando molto la galassia variopinta dei due film sui Guardiani. Ma ci sono alcune differenze: abbiamo personaggi che già conosciamo, come Thor, Hulk (anche Banner), Loki, Heimdall, Strange e Odino che sebbene per alcuni si noti una sorta di evoluzione e cambiamento, gli altri sono rimasti abbastanza statici; poi abbiamo i nuovi personaggi anche se non tutti hanno avuto il giusto spazio e sono purtroppo serviti come strumenti di contesto per la location di Saakar che ricordiamo dal celebre fumetto di Planet Hulk.

HULK COME IL FUOCO, THOR COME L’ACQUA..

Cercando di essere il più circoscritti e chiari possibile Thor avrà si una sorta di evoluzione rispetto al passato, che lo ha reso più consapevole delle proprie potenzialità e dei propri poteri, anche se comunque è come se questo nuovo Dio del Tuono ci fosse sempre stato dentro di lui, ma inizialmente o non aveva il coraggio di uscire o magari non era ancora l’ora. Facendo un passo avanti incontriamo Hulk e Banner, e sì, sono da considerarsi due personaggi in sintonia, ma non gli stessi. Hulk si trova su Sakaar da molto tempo e la sua duratura trasformazione ha permesso una vistosa crescita caratteriale del Golia Verde, che non è completamente un poderoso citrullo, ma ha quel pizzico di consapevolezza in più della situazione, di cosa accade intorno a lui e delle persone che ha al suo fianco, cosa che comunque abbiamo iniziato a vedere già alla fine di Avengers: Age of Ultron, quando di sua spontanea volontà sale sul Quinjet, lo pilota e chiude definitivamente i contatti con la Terra per una sua fissazione, prendendo spunto dal fumetto Planet Hulk. Dall’altra parte Banner che, insomma, sembra molto più euforico di come lo abbiamo lasciato, molto più carico: saranno stati tutti questi anni di solitudine e reclusione nel suo stesso corpo?

Loki, il Dio dell’inganno, il lupo perde il pelo ma non il vizio, avrà pure senz’altro i suoi momenti di redenzione, ma è pure sempre Loki, no? Heimdall, Strange e Odino qui sono rimasti i soliti cari e vecchi personaggi di una volta, il Padre degli Dei un po’ più carismatico, ma per il resto tutti e tre sono serviti da aiutanti all’impresa di Thor.

Dalla parte dei nuovi personaggi abbiamo Valchiria, il nuovo e intrigante personaggio femminile del MCU, che ha avuto una grande crescita all’interno della pellicola e con una caratterizzazione inaspettata, dato che dalle possibilità che abbiamo avuto nel vederla si evinceva tutt’altro: una gran bella sorpresa. Il Gran Maestro, padrone di Sakaar, figura all’opposto del fumettistico padrone del pianeta, l’Imperatore Rosso, condito, senza ombra di dubbio, dalla bravura recitativa di Jeff Goldblum; Topaz figura circoscritta a determinate scene la cui introduzione nel MCU ha avuto un giusto corso d’opera.

Poi abbiamo i gladiatori Korg e Miek che dal fumetto possiamo ricordare il primo, il Kronaniano, molto più serioso e dai toni più maturi, qui, data anche l’interpretazione da parte del regista stesso, anche lui ha addolcito le sue linee di contorno, con una voce che beh, poteva essere più mascolina e rocciosa – forse in questo caso si è puntato troppo all’ilarità; mentre Miek è ripreso molto fedelmente dal fumetto, se non fosse che..non parla essenzialmente il suo carattere logorroico che è stato tagliato, ma la bravura del regista ha permesso comunque di esprimere la sua goffaggine attraverso le sue azioni e i suoi movimenti nella scena.

Personaggi dunque, come quest’ultimi, essenzialmente da contorno per cercare di marcare l’influenza da parte del fumetto, con cui, per sommi capi, possiede comunque molte somiglianze in comune, che nel film però, sono molto più accese, colorate, con costumi che ricordano un misto tra uno stile pop anni settanta/ottanta ed uno stile più antico, simile per certi versi ai costumi di Star Wars, in cui si fonde progresso e tecnologia in contrapposizione ad uno stile rudimentale. Poi se consideriamo anche la scelta delle canzoni come Immigrant Song dei Led Zeppelin che rimanda proprio al periodo anni 70/80 usata soprattutto per le scene d’azione pure e a favore del nostro eroe protagonista c’è davvero da leccarsi i baffi.

Per concludere questo periodo, non ci resta che parlare dei villain di contornoe del Big Bad del film: Hela. Innanzitutto ci tocca soffermarci anche sui personaggi Surtur e Skurge: per quanto riguarda il Demone di fuoco è abbastanza assimilabile ad un cattivo di passaggio, giusto per condire qualche combattimento in più la pellicola e sganciare un altro personaggio della Marvel e, nonostante tutto ci può anche stare dato che non era il villain principale del film. Poi abbiamo Skurge, interpretato da Karl Urban, e che sarà onorato di essere l’Esecutore, personaggio molto combattuto tra sopravvivere e fare la cosa giusta, ma dando sempre più importanza a questo suo spirito di sopravvivenza anche a costo di tradire il proprio regno.

Thor

Venendo al dunque: Hela, della bella Cate Blanchette, Dea della Morte, la cui origine viene fuori durante il corso del film con una backstory intrecciata, risulterà sia malvagia e sia crudele, ma tutto questo ha un suo perché legato appunto al passato, aumentando tutto questo suo rancore durante il suo lungo periodo di prigionia ed esilio, aumentando questa sua rabbia a causa del disprezzo che il popolo di Asgard prova nei suoi confronti che non la riconoscono come vuole essere riconosciuta, perchè disprezzano ovviamente la Morte, la vedono come una cosa da cui rifuggire e starne più alla larga possibile; più però i danni aumentano e più lei diventa sempre più forte. Sicuramente uno dei migliori villain del MCU, ma non la migliore, sicuramente è importante comunque anche sottolineare come sia la prima donna ad essere il big bad di un film Marvel.

Conclusione

Ricapitolando il tutto ed esprimendo anche la mia emozione soggettiva, sicuramente è un film del MCU che va visto (così d’altronde come tutti gli altri) non solo perché rappresenta un forte punto d’aggancio a ciò che ci aspetta nel prossimo futuro, ma anche perché rappresenta un punto di svolta cinematografico per il personaggio Thor, più dinamico rispetto al passato, e per la sua trilogia, con questo capitolo resa più fresca dall’uso sapiente, forse troppo, dell’umorismo. È stato un film inaspettato che, seppur con i suoi difetti, ha saputo intrattenere nel giusto modo, ricco di significati magari nascosti che seppur ironici o inizialmente stupidi, con il senno del poi magari portano alla riflessione. Per citare un esempio il fatto che il Mjolnir fosse un oggetto molto importante per Thor e dunque ci viene mostrato in tutto il suo splendore fin dall’inizio, e fino al momento della sua distruzione sembra che il martello stesso avrebbe voluto dire la sua.

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PRO
-Altro villain del MCU degno di nota
- Umorismo diluito per bene nel dramma (forse troppo)
- Ritmo forsennato..Thor spacca!
- Ottimo sviluppo caratteriale per Hulk
- Inaspettata e ben fatta caratterizzazione di Valchiria e brava anche Tessa Thompson.
CONTRO
- La ricetta magica forza troppo in alcuni momenti prendendo troppo spunto dall'impostazione di Gunn.
- Poca caratterizzazione dei nuovi personaggi inseriti.
- Il doppiaggio di Korg non fa ridere.
- Fotografia sottotono.
- CGI non perfetta soprattutto per Hulk.
8.4

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  • DISTRIBUTORE: Walt Disney Studios Motion Pictures

  • REGIA: Taika Waititi

  • CAST: Chris Hemsworth, Tom Hiddleston, Idris Elba, Anthony Hopkins, Cate Blanchett, Jeff Goldblum, Tessa Thompson, Karl Urban, Mark Ruffalo

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