RECENSIONE 'THE WAR - IL PIANETA DELLE SCIMMIE'

Scimmie


The War – Il Pianeta delle Scimmie, Recensione

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The War – Il Pianeta delle Scimmie, Recensione

Scimmie o Uomini, Guerra o Pace, Amore e Vendetta, Dramma o Umorismo. Per la sua terza fatica cinematografica nell’Universo di Cesare, il regista Matt Reeves mente nel calderone un pizzico di tutte queste variabili preparando una ricetta ardita per la conclusione di questa stupenda trilogia sul mondo melodrammatico dal timbro “burtoniano” delle Scimmie.

Pronti via torniamo in un mondo dove ormai l’apocalisse infuria tra i colpi di fucile e quello delle lance in una remota landa dove il grande Cesare e il popolo delle Scimmie unite vivono in attesa di un posto nuovo dove andare. Il regista fin da subito ci fa capire che la guerra non risparmia nessuno, è truce, colma di fuoco, fiamme e bagliori che scandiscono l’attacco e il contrattacco nemico, con una impressionante inquadratura dall’alto – bene la fotografia per quasi tutto il film.

Dall’altro invece il tepore della famiglia che presto sarà per forza di cose chiamato a tramutarsi in una spietata vendetta. Tutto questo pone le basi per una storia avvincente che tornerà epopea solo quando saremo costretti a rivivere tristi similitudini con i dolorosi momenti della nostra novecentesca storia.
Scimmie

Il tono dunque a causa di tutti questi elementi non riesce ad essere roccioso ma è la prima volta che Reeves si spinge così tanto oltre ed è una piccola sbavatura che ha un fine ugualmente ultra-giustificato, non è certo nato ieri. La struttura invece funziona molto bene tranne per alcuni passaggi un po’ troppo pretestuosi causati da una nuova scimmia che riesce comunque a farsi apprezzare per la sua simpatia – altro elemento alieno l’umorismo in un film di Reeves che qui vediamo per la prima volta, quindi sembra che riesca anche lui a far sorridere evitandosi l’appellativo di “monocorde“.

In questo glissando tonale, ovviamente nei picchi elevati s’inserisce l’azione dove già da ‘Cloverfield‘ il regista ci ha abituato bene, in quel contesto descrivendo una guerra aliena in città e la confusione, qui in un bosco dove la natura fa da sfondo allo stealth e ai colpi alla cieca con appostamenti di traditori pelosi nello schieramento nemico, dietro le sbarre chiaramente cambia tutto e l’ardito piano è ben architettato.

Complimenti ad Andy Serkis che ancora una volta ci rende una performance mostruosa nei panni del leader delle scimmie Cesare, che sembra, soprattutto in questo film assolutamente umanizzato, con tutta una sfilza di sentimenti e perturbamenti interiori che lo porteranno a toccare il fondo per poi applicare una difficoltosa scalata verso la luce. Caratterizzato magistralmente oltre che attorializzato con una profonda conoscenza del più piccolo dettaglio della sua mente, non c’è che dire, sarebbe da candidare all’Oscar nonostante la “maschera” della motion capture.

Così, così invece il villain interpretato da Woody Harrelson, che prova a caratterizzarsi nei dialoghi con Cesare ma la sua maschera fatica davvero a stare in piedi rendendolo solamente uno dei più classici e piatti villain, tutta follia e spietatezza. Un occasione mancata, c’era mancato così poco.. Una possibile spiegazione di tutto ciò è che il direttore si sia voluto concentrare ancora una volta sugli incubi passati di Cesare rappresentati dalla vecchia minaccia Koba ma anche quella fatica parecchio a sorgere come possibile ausilio.

Scimmie

Dunque ciò che emerge davvero è il dolore che provano le Scimmie nel momento più difficile per Cesare ma la beata gioventù porta ristoro e dà la forza al leader atterrito per poter riprendere in mano la situazione a scatenare un climax che finisce per generare un fortissimo Pathos che comunque non ci lascia mai fin dall’inizio del film. Costumi e soprattutto sonoro fanno il massimo per quello che possono in un contesto come questo proponendoci più e più volte i tamburi assordanti dell’inquietante silenzio post-apocalittico.

In ultimo chiudo con il plauso agli effetti visivi che rendono non solo le Scimmie verosimili ma quantomai umanizzate, il sorriso, il dolore, la sofferenza sono tutte assolutamente palpabili e credibili, quindi complimenti allo studio per questa ennesima prova di enorme maturità.

Conclusione

Insomma ‘The War – Il Pianeta delle Scimmie‘ permette a Reeves, che ormai ha preso confidenza con Cesare e quel mondo post-apocalittico, di osare a sperimentare qualcosa di nuovo per il suo background, riuscendoci discretamente bene. Il suo bagaglio invece quello storico è sempre un’assoluta certezza e non delude mai con l’emozione che ti tiene incollato allo schermo per tutto il tempo di visione, per il dolore che ti strappa sempre una lacrima e una fine che ti fa uscire dalla sala con un pizzico di amarezza perché vorresti sapere come sarà il futuro per..Le Scimmie e il loro nuovo Pianeta.

 

Andando al pratico però la conclusione di questa recensione potrebbe essere la seguente, Matt Reeves con la conclusione della trilogia in questi termini pone ottime oltre che solidissime basi per The Batman, insomma Ben Affleck lo aspetta a braccia aperte!

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PRO
- Andy Serkis magistrale nei panni di Cesare
- Grande Pathos
- Azione di alto livello
- Buona la fotografia
- Convincente il doppiaggio italiano
- Matt Reeves con la conclusione della trilogia si spinge ai suoi limiti ponendo ottime basi per Batman
CONTRO
- Villain si poteva fare qualcosina di più
- Tono un po' troppo altalenante
- Alcuni punti che coincidono con la nuova scimmia troppo pretestuosi
8.5

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