RECENSIONE "READY PLAYER ONE"

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Ready Player One, la Recensione

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Ready Player One, la Recensione

Steven Spielberg è tornato e lo fa pure in grande stile con “Ready Player One” conducendoci spediti verso OASIS che sicuramente è molto di una semplice  realtà virtuale trasformandosi di fatto in un atmosfera sognante convincente dalla quale sarà difficile staccarsi. La pellicola riprende i concetti fondanti dell’opera di Ernest Cline densa di riferimenti alla cultura pop tra videogiochi, cinematografia e fumetti – strizzando in questo caso soprattutto l’occhio agli eroi di casa DC visto che di Warner Bros. stiamo sempre parlando.

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Il film che incarna alla perfezione lo spirito visionario e sognante del suo direttore è ambientato nel 2045, anno in cui il mondo si rifugia nell’OASIS questo enorme universo di realtà virtuale creato dal brillante ed eccentrico James Halliday (Mark Rylance) il quale ha scelto che in punto di morte la sua immensa fortuna andrà in dote a colui che per primo troverà un Easter egg nascosto e in questo senso l’improbabile giovane eroe Wade Watts (Tye Sheridan) deciderà di prendere parte alla gara finendo trascinato in una trama densa di pericoli ma senza grosse sorprese.

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Lo stile sognante di Spielberg insieme all’immaginazione di Cline ci porta in dote un prodotto potente e denso di significati con una bacchettata non poi troppo velata ai magnati del mondo internet e social – bisognerebbe spegnere internet e godersi la vita “vera” almeno uno o due giorni la settimana e soprattutto un po’ più di coraggio. Detto dello stile sublime che colpisce nel segno andiamo un po’ ad approfondire gli altri dettagli partendo dalla sceneggiatura fin troppo semplice. Infondo anche l’opera di Ernest Cline all’atto pratico, oltre i grandiosi riferimenti alla cultura pop, era abbastanza semplice. Il trattamento di Zak Penn coadiuvato dallo stesso scrittore cerca di piegarsi al medium cinematografico e le sue tempistiche cercando di non discostarsi troppo dall’opera di partenza con un risultato comunque soddisfacente grazie ad un montaggio ottimo che non lascia niente per strada.

“Ready Player One” è l’apoteosi della cultura pop immaginata da Ernest Cline misto al celebre stile classico, sognante e visionario di Steven Spielberg

Il protagonista assoluto è Wade interpretato da Tye Sheridan che convince fino a un certo punto, figlio forse di una scrittura che bada più agli easter egg, per carità ricercati a fatti benissimo, ma meno all’analisi del personaggio che resta sospeso a metà tra il serio e il faceto. In questo senso rientra anche quella che poi diventerà la sua spalla, scritta un po’ meglio, stiamo parlando di Artemis interpretata da Olivia Cooke che cercherà di far svegliare dal torpore del medium social il nostro eroe. Probabilmente quindi la parte migliore la fanno gli amici di Wade e il villain interpretato dal sempre ottimo Ben Mendelsohn che interpreta Nolan Sorrento, il quale cercherà di ostacolare Wade in tutti i modi e con tutti i mezzi che la sua azienda gli potrà mettere a disposizione.

Ready Player One

Plauso agli effetti visivi che nonostante l’impasto di matrice videoludica paiono davvero straordinari e convincenti restituendoci un dettaglio impressionante di questo mondo che è OASIS, luci, colori, corpi, strutture, tutto sembra sognante ma allo stesso maledettamente convincente. Ovviamente anche il sonoro è stupendo ed è legato tutto alla musica della tradizione pop che nei momenti più concitati o fin dall’inizio ci accompagna con un ritmo incalzante e sempre coerente. Per quanto riguarda invece altri dettagli tecnici tra cui la fotografia si poteva far meglio così come per i costumi.

Conclusione

“Ready Player One” è l’apoteosi della cultura pop misto al celebre stile classico, sognante e visionario di Spielberg, che riporta in vita grazie ad alcuni concetti e problemi sociali di grande attualità. Non è però esente da qualche problema di fondo come una sceneggiatura fin troppo semplice mediata comunque da un montaggio sapiente oltre la caratterizzazione di alcuni personaggi poco approfondita. Un appuntamento dunque per gli amanti della cultura pop da non perdere assolutamente con le due ore e 20 minuti dinamiche (e divertenti in alcuni punti) che scorrono piacevolmente ma senza grosse sorprese nell’intreccio narrativo.

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PRO
- Lo stile di Spielberg insieme all'immaginazione di Ernest Cline ritornano un mix meraviglioso
- Grande omaggio alla cultura pop messo in scena molto bene con un tono potente
- Effetti Visivi (da videogioco) straordinari e convincenti
- Musiche della cultura pop fantastiche e ottima anche la colonna sonora di Silvestri
CONTRO
- Sceneggiatura troppo semplice mediata comunque da un montaggio sapiente
- Caratterizzazione dei personaggi poco approfondita
8.2

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