Marco Cincinnato

RECENSIONE LEGENDS OF TOMORROW - ARUBA

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Legends Of Tomorrow 2×17: Recensione del season finale “Aruba”

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Legends Of Tomorrow 2×17: Recensione del season finale “Aruba”

Un finale di stagione è pur sempre una sorta di riassunto di un intero anno di lavoro, di un percorso compiuto sia per quanto riguarda l’evoluzione dei personaggi, sia per quanto riguarda la trama. Quest’anno, in Legends Of Tomorrow, Guggenheim, Berlanti e Kreisberg hanno voluto osare di più, nel tentativo di replicare il successo di una prima stagione molto convincente, portando sugli schermi non un solo big bad, ma ben quattro villain molto carismatici che hanno saputo lasciare il segno già nelle loro serie madre (The Flash/Arrow).

La Legion of Doom è stata sicuramente una mossa coraggiosa dal momento che doveva crearsi una sorta di affiatamento tra quattro personaggi di un certo rilievo: il tentativo è riuscito a metà, nel senso che forse, la scelta di accomunarli dall’unico desiderio di “riscrivere la realtà”, sia stata una banalizzazione di un qualcosa che poteva essere elaborato in modo più complesso e convincente. Partendo da questi presupposti, andiamo ad analizzare quest’ultimo episodio.

[ATTENZIONE: SEGUONO SPOILER DEL FINALE DI STAGIONE]



UN DOOMWORLD EVANESCENTE

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Partiamo proprio dalla Legion of Doom. Emerge chiaramente lo spettro che aleggiava fin dal primo momento di questo presunto team-up tra villain: il vero nemico è Eobard Thawne. A nulla serve la presenza di un Malcom Merlyn che sembra aver perso il suo spessore e di un Damien Darhk sarcastico ma “debole” rappresentativamente parlando. L’unico membro che ruba la scena ad Eobard è Leonard Snart, introdotto nella Legione troppo tardi, rendendolo marginale quando invece avrebbe potuto portare ad un livello superiore il team.

Eobard Thawne sembra essere l’unica vera minaccia per le Leggende, tanto che l’intero episodio è incentrato sui suoi tentativi di contrastare il piano dei nostri eroi e il confronto finale non è uno scontro tra team, ma un semplice faccia a faccia con il velocista che esita inevitabilmente con la sconfitta dello stesso mediante Black Flash. E’ questa la sensazione che lascia la Legione: un leader fin troppo leader e big bad svalutati e ridotti a semplici scagnozzi, quando sarebbe stato necessario apportare più spessore al loro ruolo – aggiungendo anche qualcosa di più al background – per far decollare davvero non solo il finale, ma anche gli episodi precedenti. Si poteva osare di più. Si doveva osare di più avendo tra le mani dei grandi villain come Merlyn, Dahrk e Snart.

INFRANGERE LE REGOLE

L’espediente che rende gradevole il finale di stagione e che mantiene un certo livello di adrenalina è l’infrangere la regola numero uno dei viaggi del tempo: mai interagire con le versioni passate di sé stessi. E’ sicuramente originale l’idea di far collaborare le versioni future dei nostri eroi con le versioni del passato, cercando di correggere il tiro dopo la creazione di Doomworld. Ma il dispiacere che viene a crearsi nello scoprire che in virtù del cambiamento della storia le versioni future dei personaggi scompariranno, si dissolve rapidamente nello scoprire che ai fini della storia e ai fini del team, non cambierà niente.

Gli autori avevano annunciato delle morti sconvolgenti, e se vedere Mick del futuro ucciso da Snart fa un certo effetto, così come vedere Eobard strappare il cuore di Atom del futuro, quell’effetto svanisce con la consapevolezza che la versione passata di ciascun eroe sia viva e vegeta. E’ un paradosso temporale ma anche un paradosso di emozioni perché da un lato prevale lo shock per la morte di un personaggio a cui si è affezionati, ma dall’altro vi è la consapevolezza di non averlo perso del tutto.

Questo poteva essere un espediente per introdurre un’effettiva morte di un personaggio, cambiando magari l’assetto del team in previsione della terza stagione: ma così non è stato e forse il tutto si spiega nella volontà di non ripetersi da parte degli autori – considerando la morte di Snart negli episodi finali della prima stagione. Ma la volontà di non ripetere quanto già visto, è un effetto boomerang, si sa: per esempio, è inspiegabile la partenza di Rip Hunter dal team. Non è la partenza in sé a lasciare perplessi, ma una motivazione inesistente e una destinazione ignota: poteva essere un espediente per aprire una possibile trama per la terza stagione o poteva essere semplicemente una porta aperta per un ritorno di Rip in futuro. E forse avremmo preferito la morte di un personaggio di un certo peso piuttosto che una partenza inspiegata – e non giustificabile appieno dal semplice fatto che Sara Lance sia il nuovo capitano. L’impressione che si riceve è quella di non voler “uccidere” un personaggio per poi tirarlo fuori dalla storia con eleganza.

IL VERO PROTAGONISTA E’ MICK

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Gli autori lo avevano anticipato ed è effettivamente così: in questo finale Mick è stato determinante. Forse il suo ruolo poteva essere già chiaro qualche episodio prima, considerando le sue allucinazioni e l’analisi del suo rapporto con Snart. In questo finale emerge il lavoro degli autori nel far sì che venisse fuori il vero Mick, che venisse preso in esame il rapporto con il resto del team in termini di fiducia ed amicizia. L’evoluzione di questa Leggenda è stata ben orchestrata nel corso degli episodi sancendo definitivamente l’appartenenza di Mick al team e regalandoci sia l’emozione di rivedere il duo Rory/Snart, sia il culmine della sua crescita con la scena del porto, nella quale Mick resetta la memoria di Snart sapendo che andrà incontro alla morte ma che quando lo farà sarà divenuto una persona migliore, così come egli stesso. E questo è più emozionante dell’ennesima comparsa di Laurel Lance in una sorta di limbo personale di Sara – lungi da me la polemica su Laurel ma, obiettivamente parlando, in questo episodio, era assolutamente superflua.

UN FINALE NON FINALE

Dimenticate l’epicità del finale di prima stagione, lo scontro epico con Vandal Savage, l’arrivo di Rex Tyler e l’introduzione della Justice Society of America. Il finale perde tantissimo non solo per la partenza inspiegata di Rip, ma anche per le ultime scene in cui vediamo lo schiantarsi della navicella nella Los Angeles del 2017 e il manifestarsi di un enorme frattura nel tempo che risulta nella comparsa di velociraptor per le strade e palazzi futuristici all’orizzonte, come conseguenza dell’interazione tra le versioni future e passate delle Leggende. Capite bene che “Sono Rex Tyler della Justice Society of America” suona meglio di “Ragazzi, abbiamo rotto il tempo”.

Avrebbe avuto più senso vedere la tanto desiderata Aruba di Mick con contemporanea introduzione di un villain misterioso che avrebbe potuto giovare della frattura del tempo appena creatasi.

UN REPARTO TECNICO BEN CONSOLIDATO

Davvero buono il lavoro svolto per quanto riguarda le scene in cui sono presenti entrambe le versioni dei nostri eroi, giocando anche su una sorta di effetto speculare delle immagini che rende l’idea di una fotografia perfetta. Effetti speciali e relativi suoni ben congegnati – le armi di Atom e la trasformazione in Firestorm come sempre eccellenti – ed ottima rappresentazione del contesto storico. Da lodare, come sempre, i costumi attinenti ad ogni contesto storico e che trasudano competenza e precisione nella rappresentazione visiva e scenica (nonostante vi siano state diverse imprecisioni storiche che potrebbero anche essere perdonate se consideriamo la serie come un adattamento televisivo).

Conclusione

Questo finale poteva essere qualcosa di diverso e di memorabile ma forse è stato commesso più di qualche passo falso nei precedenti episodi. Complice è forse il fatto di non aver osato in merito alla Legion of Doom oppure di non essere riusciti a reggere il confronto con una prima stagione dominata da Vandal Savage. Utilizzarlo come metro di paragone rende ragione del fatto che questo finale non abbia inciso come avrebbe dovuto. Sembra essere un finale di stagione conclusivo piuttosto che introduttivo ad una nuova stagione, come se gli autori avessero lavorato con la consapevolezza di un dubbio rinnovo – che invece poi è arrivato – che non abbia lasciato spazio per poter gettare per bene le basi di una terza stagione. Resta il rammarico di un’epicità sfiorata e la speranza di una prossima stagione che impari dai propri errori.

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4.38/5 (4)
PRO
- Il paradosso temporale in termini di paradosso emozionale
- Morti scioccanti…
- Mick Rory
- Il consolidamento del team
CONTRO
- Legion of Doom = Eobard Thawne
- …che si traducono poi in un nulla di fatto
- La partenza inspiegata di Rip Hunter
- Un finale più conclusivo che introduttivo alla stagione successiva

7.9

VOTO REDAZIONE

VOTO UTENTI



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  • PRODUZIONE: Bonanza Productions Inc., Berlanti Productions e Warner Bros. Television

  • CAST: Victor Garber, Brandon Routh, Arthur Darvill, Caity Lotz, Ciarra Renee, Franz Drameh, Dominic Purcell, Wentworth Miller.

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