RECENSIONE DUNKIRK

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Dunkirk – La Recensione

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Dunkirk – La Recensione

La potenza spaventosa della Guerra è “Dunkirk”. Settimana, giorno, ora. Tre linee narrative per sole 76 pagine di sceneggiatura. Zimmer e il suo orologio. Non un lavoro certosino, meglio, è quasi matematico finendo nella relatività della nostra esistenza. Ancor più in sintesi, come il maestro vorrebbe per la sua creatura, vista e udito immersi totalmente nell’orrore dell’incertezza bellica.

Potenza inaudita, la furia terrificante che vuol trasmetterci Christopher Nolan (Il Cavaliere Oscuro) è tutta nel frastuono dei colpi di proiettile, nelle bombe dei caccia, nelle urla strazianti dei soldati inglesi. Il vero trade-union sta proprio in questo trittico, numero che ritorna nella sceneggiatura che s’insinua in tre prospettive diverse: molo, spiaggia e mare seguendo tre linee temporali diverse (una settimana, un giorno, un’ora) che vanno a concentrarsi nell’enorme climax finale solitamente usato da Nolan nel terzo atto dei suoi film.

Dunkirk



Vista e udito immersi totalmente nell’orrore dell’incertezza bellica. Vista: Hoyte Van Hoytema descrive un disastro bellico con una delle migliori fotografie del nostro tempo, immortalando dei momenti che resteranno nella memoria di molti. Infatti l’enorme angolo di campo (soprattutto in spiaggia), le inquadrature con l’illuminazione che evidenzia superfici, prospettive, contorni e fisionomia dei volti sofferenti saranno difficili da dimenticare. Udito: Hans Zimmer basa la descrizione dell’incertezza bellica scandendola con un suono vicino al ticchettìo dell’orologio che segna il passare del tempo. Fedele compagno del trittico questo si trasforma nell’inevitabile distruzione per molti e salvezza per altri; uno spartiacque pronto a seguire le tre prospettive da molo, mare e aria. In alcuni momenti diventa pure opprimente la musica riuscendo quasi a riprodurre l’accovacciarsi in sincrono di 300.000 soldati terrorizzati dall’arrivo degli aerei nemici.

DUNKIRK È UN CAPOLAVORO DI POTENZA INAUDITA COAGULANDOSI NELLA MOSTRUOSITÀ DEL CONFLITTO BELLICO

Fionn Whitehead, Harry Styles, Kenneth Branagh, Cillian Murphy e Tom Hardy, attorno al quale gira il climax finale, ci portano tutti in una prospettiva propria della guerra risultando profondamente immersiva, atterrita e sconvolta dall’ineluttabilità della vita ancor più tangibile dal conflitto bellico. Non ci sono parole, solo la ricerca del modo migliore per tornare a casa. Alla fine non si rivela il migliore, ma solo il modo più brutto, sporco e mortale di tornare in patria. L’uso della parola, qui davvero all’osso, rappresenta paradossalmente l’unico appiglio che hanno alcuni per darsi conforto in una situazione disperata, dove il conforto lascia spazio solo alla morte. Si spera dicano qualcosa, ma no, arrivano le mitragliatrici dei caccia, le bombe e la guerra per le strade (almeno all’inizio per quest’ultimo aspetto) che tengono in una prigionia di silenzio che farebbe quasi impallidire il cinema muto se guardato dalla prospettiva di “Dunkirk”.

Dunkirk

Per essere un capolavoro però bisogna pure stare attenti ai dettagli e la pellicola ha una cura assolutamente maniacale per tutti gli aspetti tecnici, passando dai costumi agli effetti, che sono soprattutto speciali e meno visivi. Infatti il maestro cerca di replicare tutto col maggior realismo possibile, facendo affondare aerei veri che alla produzione erano costati milioni rendendo il tutto ancor più palpabile; costringe i propri attori e le proprie comparse in condizioni non semplici, portando il realismo ad un punto di non ritorno. Acqua, sabbia, aria.

Nolan inserisce elementi di finzione, aggiungendo al documentario storico un punto di contatto che sono i suoi nove (co-) protagonisti che hanno tutti dei compiti diversi ma un solo obiettivo, entrare in forte empatia con lo spettatore. Lo ammetto in alcuni momenti la commozione è davvero troppo intensa e difficilmente è possibile trattenere le lacrime per il forte impatto emotivo che genera; inoltre quasi masi era stata data la possibilità di uno spettacolo da tre, sei, nove e così via prospettive diverse ma Nolan non solo le mostra tutte ma lo fai nel migliore dei modi.

Dunkirk

E’ vero a metà film la prospettiva da tre diverse linee temporali è spaesante, ma anche questo è un perfetto espediente narrativo usato dal regista per perpetuare il concetto dell’ineluttabilità della vita inserita nel conflitto bellico e nelle aspettative di ogni pedina, dal semplice salvatore inglese al soldato che desidera tornare in Inghilterra. Unica nota negativa? Forse un po’ troppo romanzato il secondo passaggio dell’aereo in caduta libera – ma questo scopritelo voi stessi a partire da oggi.

Conclusione

Centinaia di migliaia di truppe Inglesi e Alleate sono intrappolate sulla spiaggia e si trovano ad affrontare una situazione impossibile con il nemico sempre più vicino. Dal cielo Churchill ha richiesto che solo pochi aerei proteggano la ritirata dei 400.000 soldati. Dal mare i siluri o le bombe dall’alto lasciano un mare privo di speranze. Nolan traduce tutto questo in un’esperienza probabilmente unica, non è il miglior film di guerra, è l’apotesi del cinema di guerra che attraverso suoni e immagini ci ritorna uno spettacolo da scrivere negli annali della storia cinematografica. Tono, fotografia, silenzio, musiche, effetti sono assolutamente perfetti. Sì posso dirvelo “Dunkirk” è un assoluto capolavoro.

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PRO
- Fotografia magistrale tra le migliori del nostro tempo.
- Tono dalla potenza inaudita.
- Omaggio al cinema muto? No, solo l'orrore della guerra qui tradotto magistralmente.
- Effetti speciali, veri, sublimi.
- Intreccio che racchiude tutta l'esperienza del regista che arriva probabilmente all'apice della sua carriera.
CONTRO
- Unica nota negativa? Secondo passaggio dell'aereo in caduta libera.
9.8

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