RECENSIONE BLADE RUNNER 2049 - REGIA: DENIS VILLENEUVE - DURATA: 163 min

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Blade Runner 2049 – Recensione

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Blade Runner 2049 – Recensione

Denis Villeneuve ha un fardello che scotta, quello di “Blade Runner 2049” non è un esperimento ma solo il cercare di rendere giustizia al passato. Sembra facile farlo invece il regista di Arrival e Sicario sa fin dall’inizio che l’impresa è titanica, forse il salto definitivo per la consacrazione. Non era il caso di fare esperimenti questa volta, era solo il momento di riprendere un impostazione fissata nel 1982, dove Ridley Scott allora regista qui produttore, aveva impiantato un seme da germogliare, infondo è proprio questo il leit motive di tutta la pellicola da 163 minuti.

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Quasi tre ore per ritornare nell’oscura Los Angeles che fa un balzo di trent’anni ma non sembra cambiata di un giorno, infatti l’atmosfera dell’originale “Blade Runner” con l’impostazione tetra e piovosa oltre che i concetti espressi con calma, forse eccessiva restano tutti; ma non solo perché prova ad alzare addirittura la posta, restituendoci una fotografia magnetica che mozza il fiato per la bellezza, schiava di attenzione certosina ai dettagli ed è ormai noto quanto Villeneuve tenga ai particolari. La scenografia ultra-curata, in maniera talmente maniacale, che sarebbe pure lecito dire di poter toccare con mando un mondo assai lontano dal nostro per i suoi elementi ma non per il concetto di fondo.

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Ci vuole un po’ per aver chiara l’impostazione della trama che infondo non ha una profondità eccellente nel contenuto – solo nel messaggio più recondito e infondo lo era anche il primo “Blade Runner“, quindi Villeneuve è stato saggio a mantenere lo stesso modus operandi. Come detto dopo un attimo di ambientamento comprendiamo come il protagonista, l’agente K della polizia di Los Angeles interpretato da Ryan Gosling, sia costretto a proteggere il mondo da un segreto che potrebbe distruggere l’intera società mettendosi sulla tracce di Rick Deckard, un ex agente blade runner scomparso da trent’anni.

Blade Runner 2049 è un viaggio unico nell’universo di Ridley Scott concentrato tutto sul momento visuale e il messaggio 

Per arrivare al punto cardine del terzo atto però si passa dalle solite ridondanze del primo capitolo – come se il regista in maniera consapevole abbia voluto rendere un omaggio alla pellicola originale – portando il tono per forza di cose a risentirne rallentando la manovra in determinati momenti perché il messaggio di spinta verso l’esterno è chiaro fin dal principio.

Dunque alle parole, ai dialoghi importanti (“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.“) del primo capitolo si sostituisce la tecnica visiva che vuole immortale quei momenti che sembravano dimenticati da 30 anni.

I personaggi sono approfonditi molto bene anche se l’antagonista di turno, Neander Wallace (Jared Leto) aspetta il momento migliore per affilare i suoi artigli, chissà forse un sequel visto e considerato il cliffhanger terminale. Approfondito in maniera certosina ovviamente il protagonista di Ryan Gosling, con la sua solita espressione glaciale che lo rende perfetto per il ruolo e che condurrà il personaggio ad essere il simbolo di un replicante della sua epoca – come dimostra l’essenza stessa della sua amata Joi (Ana de Armas) – finendo per essere svuotato nell’anima: infondo il viaggio desolante sarà sempre il suo. Gli altri personaggi sono pure approfonditi molto bene perché sono espedienti utili a circoscrivere le turbe esistenziali del protagonista e Villenueve è stato saggio a sacrificarli al momento opportuno sull’altare della trama.

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Plauso a Villeneuve anche per la scelta di sostituire il suo fidato Jóhann Jóhannsson con Hans Zimmer (e Benjamin Wallfisch) per le musiche che in maniera saggia è andato a riprendere i motivi del capitolo originale riproponendoli qui con maggior vigore ritornando un enorme sensazione di vuoto che infondo è quella che attornia il protagonista per tutti i 163 minuti di visione. L’ingresso di Harrison Ford invece bada più ai nostalgici dell’opera originale reinserendosi nel contesto generale di trama solo nel finale. I costumi riprendono anche in questo caso lo stile del passato ed è palese la cura nei minimi dettagli, davvero ottimi. Le emozioni invece sono tutte concentrate nel terzo atto, mentre per l’umorismo ovviamente non c’era spazio e a volte è davvero un bene sia così. Infine il montaggio è ottimo, mentre il doppiaggio italiano è buono.

Conclusione

Blade Runner 2049” ci riporta perfettamente nella Galassia dell’opera di Ridley Scott del 1982, con la stessa atmosfera, una fotografia magnetica che addirittura si prende la briga di sostituirsi a dialoghi importanti catturando momenti fondamentali nella crescita del protagonista interpretato da un roccioso Gosling perfetto nel ruolo. Ciò che forse va meno bene è il tono un po’ troppo ballerino che rende in alcuni momenti l’esperienza forse troppa prolissa – anche se pare più un omaggio all’originale che ne ha a bizzeffe di questi momenti di ristagno paludoso. Lo segue a ruota la sceneggiatura forse un po’ troppo lineare nonostante cerchi l’intreccio ma molte cose sono purtroppo evidenti fin dall’inizio. Capolavoro forse solo il tempo ce lo dirà quindi per il momento godiamoci questo potente ritorno al passato che lancia un messaggio profondamente attuale

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- L'atmosfera è proprio quella dell'opera originale, incredibile!
- Fotografia magnetica
- Costumi idem
- Protagonista motivo primo del messaggio e altri personaggi funzionali allo scopo
CONTRO
- Tono ballerino riprendendo quasi come un omaggio il primo capitolo
- Sceneggiatura un po' troppo lineare
8.5

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