Comincia dunque il nostro viaggio nei meandri di The Division, prodotto da Ubisoft Massive che dall’inizio si è posta l’obiettivo di sorprenderci e porre le basi di un genere ben definito rinnovando una volta per tutte il panorama degli shooter in terza persona.

E’ passato poco tempo da quel venerdì nero in cui New York è ormai caduta sotto i colpi del potente ‘virus del dollaro’ una variante mutata del vaiolo, denominato così perché presente sulle banconote del paziente zero. La città viene abbandonata e lasciata in preda alla follia di diverse categorie di nemici, i Pulitori, convinti che la malattia si possa debellare solo dando fuoco agli esseri umani; i Rikers, criminali evasi dalla prigione di Rikers Island e i ribelli che ricordano un po’ quelli di The Last of Us che pur di sopravvivere saccheggiano e uccidono in maniera spietata e indiscriminata.

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La creazione di un nuovo agente passa attraverso un menù rapido che deve per forza seguire il prologo iniziale di cui sopra che ci conduce alla creazione delle fattezze. Prima di tutto in The Division possiamo scegliere il sesso dell’agente, se donna o uomo. Le possibilità di scelta c’è da dire non sono moltissime: 8 volti, 5 acconciature (non molto appariscenti per le donne) che si estendono a nove per gli uomini considerando barba e baffi; qualcosa in più è presente nei tratti distintivi che comprendono, cicatrici, pitture di guerra e tatuaggi. Davvero poca roba negli accessori.. Dopo il breve tutorial iniziale, capiremo subito di essere l’ultima linea della resistenza: la Divisione viene in soccorso del mondo quando esso ha perso ormai ogni speranza. Avremo a disposizione una porzione di Manhattan pari a 15 quartieri ognuno diviso per un range numerico di livelli in cui potremmo avere maggiore o minore speranza di riuscita nelle missioni.

Fin dal primo momento è evidente come l’atmosfera pensata dal team riprodotta in game lasci un senso d’incredibile stupore, non solo per la triste desolazione che trasforma New York / Manhattan in una vera e propria città fantasma ma anche per le vere e proprie guerre di quartiere che scaturiscono dalla necessità di sopravvivere. Tutto il contorno fa il resto, come i mezzi con le portiere spalancate ad indicare la sorte forse terribile, forse di speranze per chi è riuscito a farcela: gli accadimenti sono recenti, addirittura si notano le luci di alcuni mezzi ancora accese.

The Division

Proprio in questo senso a livello di illuminazione ed effetti anche le versioni console, PS4 e Xbox One non sfigurano per niente dinanzi alla versione pc mostrandosi a livelli realmente apprezzabili: dove la notte,con le poche luci rimaste, o una tormenta di neve rende l’impianto ancor più spettrale e d’impatto immediato agli occhi del giocatore.

In The Division ci troveremo davanti ad affrontare missioni che nel tempo diverranno quelle che ingrosseranno solo le fila dei contenuti del gioco; a lungo andare infatti gli obiettivi secondari saranno dei riempitivi nella nostra esperienza che in poco tempo si accorge di una latente omogeneità nei compiti da portare a termine.

Le richieste ad esempio saranno quelle di, difendere le scorte di cibo, recuperare farmaci, salvare dei civili (molto spesso con la ricerca di una chiave), liberare una zona assediata da rikers o ribelli, pronte tutte a seguire sempre il medesimo canovaccio. A lungo andare questo moto diverrà ripetitivo e cercherà di diversificarsi solo per l’accresciuto livello – quindi forza in battaglia – dei nemici.

The Division è l’opera che meglio incarna lo spirito dei moderni shooter in terza persona immerso nella componente online ed RPG

Poi sono presenti le quest primarie, messe in secondo piano solo per il fatto di essere in numero circoscritto, poco più di una decina ma importanti per la crescita del nostro personaggio e sopratutto la trama, che riserva intriganti sorprese.

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Il nostro incedere ci porterà direttamente all’ufficio postale ormai divenuta la base operativa della JTF, la task force composta da una coalizione di agenti di polizia, vigili del fuoco, personale medico, esercito e guardia nazionale guidate da Roy Benitez.  Al suo interno troviamo le fondamenta della resistenza da cui ripartire con l’accrescimento dei 3 dipartimenti (che dovremo ripristinare tutti al 100%), Medico, Tecnologico e della Sicurezza. L’espansione possibile attraverso le diverse missioni principali recanti il simbolo di data sezione ci permetterà di avere l’accesso a tutta una serie di abilità, 12 per l’esattezza che sarà possibile richiamare, previa scelta di quelli desiderate, sui dorsali del nostro joypad – massimo due.

Possiamo ad esempio montare una torretta o curare i nostri alleati in battaglia. Come per i dipartimenti le abilità sono divise in tre categorie che riprendono di conseguenza quelle mediche, tecnologiche e della sicurezza. Sono presenti poi i cosiddetti talenti che corrispondono a bonus che potremo montare in quattro diversi slot che si sbloccheranno aumentando di livello – i livelli saranno massimo 30. Quest’ultimo sarà sempre più ostico da far crescere, ottenendo i molti punti necessari soprattutto alla fine di missioni primarie centrali nella trama. Dunque le premesse di RPG sono state mantenute tutte dato che il fulcro dell’esperienza, oltre l’online di cui parleremo a breve, è certamente una delle componenti meglio integrate in The Division e pronta a dipanarsi fin dall’inizio.

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Un altro fattore fondamentale in The Division riguarda ovviamente le armi che sono divise in sei classi uniche, che vanno dalle pistole (spesso terza scelta insieme ai due fucili) ai fucili d’assalto, passando per le mitragliatrici. Anche qui è presente l’elemento personalizzazione che consente di potenziarle e renderle allo stesso tempo uniche per ogni agente. In questo senso rivestono un ruolo molto importante e ben fatto le mod che consentono nella fattispecie di migliorare le qualità di partenza della propria arma, tra cui il raggio d’azione, il caricatore, l’impugnatura e la capacità di rinculo. Soprattutto grazie a quest’ultima scopriamo le vere differenze tra le armi con un M4 polizia ad esempio con un colpo meno bilanciato e disordinato rispetto al Vector 45 ACP Tattico che garantiranno un rinculo molto breve e una risposta che farà tremare i vostri nemici. Anche le armi presentano dei talenti e possono essere massimo 2.

Un plauso certamente va al sistema di copertura, che dopo l’apprendimento iniziale, ci porterà a scoprire una lietissima sorpresa soprattutto se di shooter in terza persona si tratta. Il riparo e la ricerca di una nuova copertura (generabile anche tra le abilità attraverso uno scudo) con una linea e il logo col simbolo del tasto nella parte terminale sono un plus che sicuramente alzano l’asticella in favore del lavoro di Massive.

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I trofei sono ben 51 di cui, 2 di bronzo, 5 d’argento, 3 d’oro e 1 di platino che si ottiene prendendo tutti i trofei del gioco. (per i dettagli qui)

Dark Zone – Zona Nera

A causa della crescente diffusione del virus le autorità avevano riunito i malati in questo settore, portando con loro i migliori scienziati e le migliori attrezzature mediche d’avanguardia per cercare di contenere il virus e cercare una cura. Ma quando le cose si sono fatte disperate il governo ha disposto la legge marziale e questi quartieri si sono rapidamente trasformati in una gigantesca zona di quarantena. Persino la JTF a causa della situazione ormai divenuta incontrollabile ha abbandonato la zona lasciando non solo persone e infetti ma pure apparacchietture di ogni genere. In pochi ormai osano andare oltre il muro e quell’area ha assunto il nome di Dark Zone – la Zona Nera.

Dove possiamo impegnarci nel PVP è ovviamente la Zona Nera, dove nei quartieri abbandonati preda del virus sono presenti le bande più pericolose che vagano senza leggi all’interno di quello che per i giocatori è il caos più disparato: tra l’altro la comunicazione esterna è limitata, e i gruppi dei cattivi non si fanno problemi per dar vita a conflitti quasi sempre brutali e spesso fatali se non si è particolarmente cauti.

Proprio per quello che la JTF e simili hanno lasciato sul posto, durante la fuga, il bottino sarà di gran lunga maggiore e succulento, col crafting che risulta avere senso finalmente compiuto. Però c’è sempre un però, mica può essere tutto semplice: infatti ciò che è stato acquisito deve essere estratto e decontaminato prima che possa definirsi utilizzabile dal giocatore. L’estrazione è una parte praticamente fondamentale della Zona Nera e viene effettuata in aree specifiche sparando un razzo di segnalazione che attirerà non solo il nemico, ma pure altri giocatori che per arraffare ciò che avete raccolto potranno tranquillamente spararvi, uccidervi e rubarvi tutto diventando al contempo dei traditori della Divisione.

Il traditore verrà segnato sulla mappa e molto spesso se verrete uccisi da ‘finti’ alleati una volta tornati in gioco solo la vedetta potrà darvi sazio per tutto ciò che vi è stato rubato durante il periodo nella Zona Nera. Una volta giunto l’elicottero, potrete agganciare al cavo il vostro bottino e dopo un tempo limite – in cui verrete ingaggiati da mezzo mondo – potrà ripartire facendovi guadagnare punti, materiale e la scalata di livello per la zona contaminata, colorata di viola. E’ qui dove si acquisisce un velo di maggior serietà e il giocatore sarà costretto a guardarsi sempre le spalle o avviare coi propri amici il PVP più forsennato di sempre.

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In generale, oltre i traditori, i nemici della Zona Nera saranno un osso duro, realmente più aggressivi e intelligenti rendendoli particolarmente resistenti al trapasso.

Conclusione

The Division ha sicuramente rispettato l’etichetta di MMORPG in terza persona centrando praticamente tutte le aspettative, dalla città spettrale, alla crescita del personaggio, alla costruzione di oggetti, ai miglioramenti delle armi ai momenti furenti in PVP, un comparto multigiocatore soddisfacente e l’inclusione della Zona Nera che alza senza dubbio l’asticella dello scontro. Ottimo pure il sistema di copertura e il level design, forse un pò povero negli interni, il lavoro però si vede e si vede tanto! Meno intriganti a lungo andare sono le missioni secondarie, spesso e volentieri un pò ripetitive. Dunque un plauso va al lavoro svolto che non manca di piccole sbavature ma nel complesso ci permette di affermare e giudicare in maniera assolutamente positiva il prodotto delle fatiche di Ubisoft, questa volta pronta a passare l’esame a pieni voti.