Il passato è difficile da cancellare, difficile soprattutto se ti chiami Jessica Jones e vicino a te hai un bicchiere per dimenticare un atroce passato cercando di trovare una spiegazione per un futuro che puntualmente come una pioggia di cenere ti rimanda indietro.

La seconda stagione di Jessica Jones riprende infatti dove avevamo lasciato l’eroina interpretata da Krysten Ritter, in una lotta infinita con se stessa tra le sue incredibili doti e un passato ormai sepolto che nel 2015 avevamo solo potuto sbirciare a causa di Kilgrave e tutte le orribili tematiche che opprimevano i pensieri del personaggio. Ma il tema della perdita era lì pronto a esplodere, e lo fa adesso, in un mare aperto di cenere portando Jessica su un sentiero forse ancor più oscuro nonostante gli elementi messi in campo rendano l’impianto meno efficace.

jessica jones recensione

Non fraintendetemi la potenza di Jessica Jones e dei temi messi in campo sono sempre spaventosamente efficaci, e diventano ancor più forti vedendo tutta la stagione, ed è per questo che la Serie TV risolleva qualche piccolo intoppo dei passati show Netflix / Marvel elevando nuovamente lo standard su alti livelli, anche se c’è comunque qualcosina da rivedere. Il tono è come sempre roccioso e oscuro, similitudine questa dell’animo inquieto di Jessica, le accuse di molestie sessuali che stanno scuotendo Hollywood sono riproposte qui con una potenza disarmante insieme alla metafora sull’uso di droghe argomento anche questo assolutamente da non sottovalutare.

Jessica Jones rimette in campo la ricetta vincente della prima stagione concentrandosi sulle tematiche e la caratterizzazione dell’eroina, che succede invece al villain e al resto?

Posto dunque che lo show per le tematiche e la caratterizzazione di Jessica non è mai banale e anzi è sempre eccellente c’è qualcosa di rivedere a partire dal villain. Siamo davanti a una figura enigmatica, fumosa, che scopriremo più avanti mettendoci quindi di fronte a un male minore inconsistente, espediente spesso utilizzato negli show Marvel / Netflix per rendere l’esperienza più diluita nel tempo o tirata per le lunghe, vedete quale definizione preferite. I primi episodi di Jessica Jones infatti rappresentano una disperata ricerca nel buio pesto che porta sempre a un vicolo cieco con la conseguenza di un incedere nella storia un po’ troppo altalenante; quando ci riesce nella seconda parte sembra davvero un po’ troppo forzata dalle spinte del passato che si palesano. Infatti la sceneggiatura è scritta in maniera estremamente logorroica portando allo stremo le doti (investigative) dell’eroina con un risultato estremamente sterile, le indagini proseguono lentamente e Jessica è costretta a diversi intoppi un po’ troppo ricercati per non dire pretestuosi; nella seconda parte invece non c’è neanche bisogno d’investigare, si deve solo uscire dai guai anche se Jessica finisce quasi per esserne complice.

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Bene invece la figura di Trish (Rachel Taylor) che avevamo imparato a conoscere nelle scorsa stagione e che qui viene non solo approfondita per bene ma intraprende un percorso di crescita fondamentale sia per il personaggio che per alcune tematiche che oggi più che mai hanno un valore intrinseco. Bene Malcolm (Eka Darville) che intraprende pure lui una fase di crescita ma è l’attore a non essere particolarmente incisivo nonostante l’exploit del personaggio, stessa cosa si può dire per Oscar (J. R. Ramirez) che è il personaggio forse più controverso dello show, non tanto per colpa sua ma della scrittura che gli è stata fatta, infatti per i modi e i tempi il suo twist verso Jessica non sta in piedi. Infine male un personaggio ponte fondamentale per l’inizio delle indagini che rappresenta un vero pasticcio anche in seno agli effetti visivi.

Conclusione

Ritorno in grande stile per Jessica Jones che rimette in campo la ricetta vincente del primo capitolo concentrandosi di fatto su tematiche importanti e la caratterizzazione dell’eroina alla quale si aggiunge pure quella di Trish Walker. La prima parte di stagione però è un po’ troppo diluita nei 50 minuti di ogni episodio portando anche allo stremo le abilità del personaggio con stop un po’ troppo pretestuosi, mentre la seconda parte convince ancora meno. Il villain appare fumoso e perde punti rispetto alla potenza spaventosa di David Tennant nei panni di Kilgrave che comunque ritorna sotto-forma di allucinazioni…ma non è assolutamente la stessa cosa.

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