Lo scorso 20 Novembre, Netflix e Marvel ci hanno mostrato uno dei dualismi supereroistici più potenti di sempre con Jessica Jones, la Serie TV che rappresenta un dei più alti esempi di iperbole dualistica tra la protagonista e Kilgrave (David Tennant), il suo antagonista.

Pare azzardato, ma la tensione avvertita nello scontro visionario tra i due pare per certi versi ancor più opprimente del Batman e Joker rappresentati da Nolan con il Cavaliere Oscuro (2008). E’ potente, in ogni puntata, il terrore e il presagio di un pericolo sempre dietro l’angolo, pronto a controllarti e farti commettere l’impensabile, come i mille tagli francamente dovuti(?)

Potremmo stare ore a disquisire sulle abilità mentali dello psicopatico, maniaco e persecutore della sua preferita, a volte infatti il tono intriso da un dramma spesso letale, fa riflettere su quanto le abilità del nemico siano incredibili e su quanto avrebbero potuto influire sul più potente supereroe!?

Troppo importante per non inserire un nemico a tratti invincibile con questo potere messo proprio dalla divina provvidenza nelle mani sbagliate. E’ qui che entra in gioco lei, Jessica – interpretata da una magistrale Kristen Ritter – l’esempio più vicino di anti-eroe ma che finirà nell’atto finale, condito da climax stupefacente, col riprendersi in man(ette) la sua vita e consacrarsi, forse pubblicamente, forse no a supereroe di Hell’s Kitchen al pari degli altri, per capirci non solo quelli televisivi.

Jessica Jones

Difatti Jessica, è coriacea, un vero osso duro. Non solo nel fisico ma soprattutto nella mente. Ha creato attorno a sé una barriera, più simile a un muro invalicabile oltre al quale è impossibile passare, se non da un piccola apertura grande quanto una bottiglia con… insomma basta che sia qualcosa di alcolico e parecchio forte. Una parete che si restringe (assieme ad altre 3 invisibili) attorno al personaggio con una morsa spietata resa così vivida ai nostri occhi che il plauso a tutta la produzione è praticamente d’obbligo.

Lo sviluppo dell’intreccio non è procedurale ma intervallato da flashback che meglio ci fanno comprendere le paure di Jessica per quello che ha fatto nel suo torbido passato. Sì, il suo passato appunto. Prima di Kilgrave infatti, conosciamo una ragazzina molto più piccola sopravvissuta ad un terribile incidente in cui l’unica cosa buona negli anni a venire è stata Trish (Rachael Taylor). Forse la persona al quale tiene di più e che per questo – come del resto tutto il suo mondo – allontana a più riprese, come un letto non fatto, o 3 pareti su 4 distrutte – ma quest’iutimo aneddoto è sicuramente un altra storia.

Scopriamo che Jessica è strafottente proprio per la sua corazza costruita a fatica nel tempo, più o meno fin da quando la sua matrigna e Trish non erano in buoni rapporti, più un ulteriore aspetto che magari poteva esser approfondito quando spesso si riferisce ad un suo passato in cui ha provato a fare l’eroina, ma con scarsi risultati. In Daredevil, questo era stato un passaggio cruciale, qui non lo è, ma comunque è importante per comprendere ancora meglio il vuoto tra la Jessica adolescente e la Jessica di oggi: un autentico mondo sottosopra.

Jessica Jones

Non è fondamentale come detto, perché gli autori hanno preferito concentrarsi sullo spauracchio del dualismo tra lei e Kilgrave che fin dalle prime battute immerge lo spettatore in una guerra psicologica dove Jessica, trova i suoi demoni – immaginari – nel finestrino della metro, dietro l’angolo del suo appartamento, perfino nei suoi ricordi. L’unico metodo per salvarsi è ripetere i nomi di quelle “maledette” strade.

Alla fine, quasi con gli occhi e la mascella tremante, il pericolo è lì, ancora vivo. Sempre presente e mai domo. Per certi aspetti assomiglia a un thriller psicologico avvincente e sul filo del rasoio tipico dei tempi di Hitchcock. Oltre l’ultima, forse non poi così irrispettosa citazione al maestro, è evidente come Kilgrave rappresenti un nemico quasi invincibile che mette a dura prova alla fin, fine non tanto Jessica, ma tutti quelli che le stanno intorno, creando terra bruciata e una scia di sangue forse dovuta a un amore malato, terribilmente morboso che il nemico mette alle strette nell’atto finale dopo aver capito le persona veramente più importante per Jessica.

Jessica Jones

Ma c’è poco da fare, l’eroe è destinato ad esserlo e il diavolo ad esser scacciato via, con le buone o con le cattive insomma. Nonostante il gioco al massacro che aumenta di puntata in puntata, ci sono anche dei momenti più distesi e allo stesso tempo ricchi di passione. Quella passione e forse un amore che non passa inosservato, non solo perché di Luke Cage si tratta, ma per tutta una questione di motivi legati al solito tremendo passato di Jessica che la costringono a sbagliare non per colpa sua ma che rendono ancor più eclatante l’idea di quando Jessica sia forte, soprattutto nella testa.

Se il messaggio della sua forza interiore è quello che rimane più impresso, di contro si fa largo la litote di quanto, Malcolm (Eka Darville), l’agente Simpson (Wil Traval) ma soprattutto Hogart (Carrie-Anne Moss), altri non siano che schiavi del mondo e davvero poco attenti a loro stessi, finendo soprattutto l’ultima a rimetterci quasi la pelle.

CONCLUSIONE

La Serie TV originale Netflix su un altro celebre supereroe della Marvel, Jessica Jones, è stato un esempio perfettamente riuscito di dualismo in un impianto crescente di un intreccio sempre più avvincente, in cui i canoni del thriller psicologico e psicotico del cinema si rivedono fortemente. La caratterizzazione del personaggio è ben fatta ma soprattutto la risposta di Krysten Ritter per la sua carica attoriale è stato a dir poco incredibile. Un prodotto che premiamo a pieni voti se non per il piccolo neo sul passato in cui prova a far l’eroina mai saggiato del tutto.