Iron Fist scopre finalmente la sua vera forza nella seconda stagione accettando il fatto che Danny Rand debba cambiare completamente, ecco la Recensione

Dopo i dubbi e le critiche della prima, Netflix ci riprova ancora una volta con la seconda stagione di Iron Fist. A questo giro Finn Jones ma soprattutto il nuovo showrunner M. Raven Metzner sono di fronte alla sfida di cambiare dalle radici i connotati di un eroe e di uno show intero che poco si reggevano in piedi. Il personaggio dell’ex showrunner Scott Buck, era arrogante, paradossalmente ingenuo e con una storia poco entusiasmante. All’inizio presenta ancora strascichi del passato ma le cose sono presto destinate a cambiare. Infatti Danny sembra il più colpito dagli eventi al Midland Circle insieme alla responsabilità di seguire le orme di Matt Murdock; in tutto questo lotta per capire il suo scopo adesso che la Mano è stata sconfitta e che K’un-Lun non è più al sicuro.

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Quindi la più grande forza della seconda stagione di Iron Fist è il riconoscimento del suo più grande limite, Danny Rand deve scendere a patti con il suo vuoto interiore per cambiare radicalmente. Per farlo l’espediente della presenza di Colleen Wing (Jessica Henwick) è ben riuscito perché il suo esempio, la forza porteranno a cambiare per sempre l’Iron Fist. Molta astuzia in questo caso perché l’arco di Danny attraversa una pausa di riflessione che comprende la crescita contestuale di Colleen pronta a seguire un sentiero da assoluta protagonista – nonostante risulti un po’ troppo scontato.

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Distogliere l’attenzione da Danny però potrebbe essere solo uno specchietto per le allodole, dandoci in pasto altri personaggi e meno Iron Fist deludendo di netto le aspettative riguardo la crescita dello stesso. A quanto pare dovremo aspettare addirittura a una terza stagione. Sicuramente sono finiti i prolissi consigli di amministrazione e gli imbrogli aziendali dei Meachum ma è comunque difficile seguire la trama generale fino alla conclusione del suo decimo episodio. Infatti non mancano fasi di stallo come gli episodi 2-3 che potevano essere racchiusi in un solo e che risultano troppo prolissi.

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Altro piccolo passo avanti si osserva nei combattimenti, questa volta Finn Jones si è allenamento duramente così come gli altri membri del cast di supporto: meno controfigure, stunt e scene montate in maniere terribilmente poco credibile. La sfida in questo senso è contro il suo ex-fratello di K’un-Lun, Davos. Già i trailer ci avevano anticipato l’andazzo di stagione con la figura del villain che sarebbe stata rappresentata dal personaggio di Sacha Dhawan. Il problema anche in questo caso è la scrittura, poco sfaccettato e fin troppo mono-dimensionale sfociando nel classico folle di turno che deve essere fermato. Non riesce dunque ad affermarsi come un degno contraltare del protagonista.

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Invece un plauso va al personaggio di Mary Walker / Typhoid Mary (Alice Eve) che per sua natura era forse una delle figure più attese dello show. Per fortuna che c’è lei, ha tutto il carisma e l’imprevedibilità che manca a Davos, anche se questo è tutto ciò che diremo su uno dei personaggi più avvincenti della stagione per evitare spoiler. E restituendo il favore dopo il cameo di Colleen nella seconda stagione di Luke Cage, c’è Misty Knight (Simone Missick). Il suo rapporto con Colleen – e la messa in seconda piano della vicenda di Danny – rappresenta una delle cose migliori della stagione. Peccato che tutti noi ci attendevamo Iron Fist e non le Figlie del Drago, a questo punto uno spin-off è altamente probabile.

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Piccola riabilitazione pure per Ward (Tom Pelphrey) e Joy Meachum (Jessica Stroup). Soprattutto il primo cerca di fare del suo meglio per migliorare e riconciliarsi con il suo vecchio amico ma anche in questo caso non si può dire di più. Nonostante Danny resti in cerca di se stesso, una nuova alleanza potrebbe finalmente dare un moto diverso ad Iron Fist, ma si dovrà attendere chissà ancora per quanto un nuova stagione.