Finalmente giunto il momento di tirare le somme di ‘Iron Fist’ quarto show di Netflix, ambientato all’interno del Marvel Cinematic Universe (MCU) e che condurrà al crossover The Defenders.

Dichiarato morto, Danny Rand torna a New York dopo 15 anni, purtroppo per lui l’accoglienza è diversa da come se l’aspettava dato che Ward Meachum (Tom Pelphrey) e sua sorella Joy (Jessica Stroup), più che una famiglia rappresentano ormai “semplici” uomini d’affari che gestiscono quella compagnia che in parte spetta di diritto pure all’eroe protagonista.

Iron Fist

Danny però non è un semplice clochard che vaga per le strade della città perché il personaggio, interpretato dal bravo Finn Jones, è nientemeno che la leggenda Iron Fist, colui il quale ha l’abilità di evocare il potere del Pugno d’Acciaio e proteggere le porte di K’un-Lun.

L’unica persona che darà respiro, pace e serenità per poi far terminare il tutto in un mucchio di grossi problemi è Colleen Wing (Jessica Henwick) che farà da spalla, interesse amoroso ed esplosione del casus belli per il nostro Danny. Ugualmente questo passaggio lo aiuterà a scoprire la verità sul pericolo che si cela dietro la compagnia di famiglia e sopratutto la Mano che qui ritorna con un occhio diverso, meno terrificante e più solidale – almeno in apparenza.

Le storie dei quattro, Danny, Colleen, Ward e Joy finiranno per collidere, alzando l’asticella della tensione e portando in gioco pure Claire Temple (Rosario Dawnson), che continua ad essere il trait d’union di tutte le serie Netflix. Questo gruppetto più un ingresso a sorpresa che fa rima con Harold faranno il bello e il cattivo tempo dei due grandi filoni di questa prima intensa stagione.

Iron fist
Sì questa prima stagione ripete un po’ Luke Cage dividendo lo show in due filoni e anche il livello per quanto riguarda la trama, non l’impianto generale che non viene quasi mai scalfito. Infatti il punto debole di Iron Fist sta proprio nei particolari che sommati tra di loro finiscono per generare un effetto a catena non positivo che adesso analizziamo.

Iron Fist è un’ottima apertura per The Defenders nonostante qualche strascico

La Serie TV di Marvel / Netflix parte benissimo, con i soliti toni cupi, la solita introspezione e la solita analisi dei personaggi con la conoscenza degli stessi con una caratterizzazione iniziale convincente, nulla da dire su questo aspetto. Il punto è la scrittura di alcuni punti della trama, mi riferisco alla presenza di Gao, all’evoluzione del rapporto tra Bakuto (Ramón Rodríguez), Colleen e lo stesso Danny ma sopratutto a quello della famigliola felice dei Meachum, ovviamente è un eufemismo.

Mancano alcuni passaggi che avrebbero reso credibile la forza di Gao, un retroscena più credibile sulla scoperta scioccante riguardo Colleen, il personaggio di Bakuto privo di spessore e infine ahinoi i Meachum: inizialmente fratello e sorella partono benissimo ma poi la scrittura del loro rapporto / evoluzione / ricongiumento paterno/ caduta e catarsi / più un risvolto davvero inspiegabile per Joy, non riescono a stare in piedi a causa di uno sviluppo mancante nonostante i 56 minuti ad episodio; non dico dovesse durare di più dico semplicemente che se fosse stato scritto il tutto meno prolisso, disordinato e di fretta, si sarebbero potute aggiungere anche semplici linee di dialogo o piccoli momenti, che avrebbero dato un quadro d’insieme più chiaro e non così troppo fumoso.

Gao

Tolte immediatamente le mancanze, direi di invece di vedere il lato positivo o i lati perchè sono davvero tanti. Come ho detto sopra infatti l’impianto di base di Iron Fist è convincente, il dramma di Danny viene eviscerato per bene (il passato a K’un-Lun un po’ meno), il tono e la sua alta tensione sono fantastici, l’azione non ne parliamo, stavolta l’ingresso di Claire è ok a differenza dell’apparizione in Luke che non mi aveva convinto, il personaggio di Colleen è strutturato benissimo, la fotografia è ok, effetti buoni tranne alcuni passaggi da low budget come la meditazione tra i monti di K’un-Lun o il ritorno di Danny attraverso la porta che non sembra per niente vera.

Conclusione

Insomma Iron Fist è al tempo stesso due facce della stessa medaglia, parte benissimo, l’impianto buono, ottima azione, fotografia discreta, al centro cambia direzione, perde un po’ di spessore per la summa di alcune mancanze in fase di scrittura, si riprende e poi si mantiene stabile con l’incomprensione Joy finale. Bene Finn Jones e Jessica Henwick, meno gli altri 3 per quei problemi di scrittura di cui sopra. Per chiudere Iron Fist fa un passo meglio di Luke Cage ed è un’ottima apertura in vista di The Defenders di cui purtroppo non c’è una minima anticipazione.