Si torna a Gotham per il secondo episodio della quarta stagione e ormai è una guerra senza sosta tra Pinguino (Robin Lord Taylor) e James Gordon (Ben McKenzie); dall’altro lato Bruce comincia ad esplorare ancor di più il suo lato da vigilante nella notte nonostante un Alfred sia un po’ restio.

Pronti via la guerra per la legalità – o illegalità infondo a Gotham sono sinonimi – passa per una strada terrificante che fa rima con Spaventapasseri qui usato soprattutto come espediente ai fini della trama cercando di prendere due piccioni con una fava bella grande che passa dallo scontro con Gordon lasciato definitivamente solo da una polizia che pensa più alla poca diginità che le rimane che ad altro.

Il punto nevralgico della trama dell’episodio scritto discretamente bene si basa dunque sul celebre villain del Cavaliere Oscuro che qui viene sacrificato sull’altare appunto della sceneggiatura, confinandolo in un ruolo marginale per l’aura che emana il personaggio nella saga di Batman; sappiamo che questa sia la saga di Gotham ma un po’ più di amore per i personaggi che hanno fatto la storia non dispiacerebbe.

In tutto questo c’è un Bruce Wayne che sta muovendo i primi passi nel vigilantismo avvicinandosi a grandi falcate al Cavaliere Oscuro e direi finalmente. Dopo il banale cliffhanger che ci catapulta nel secondo episodio, il giovanissimo Batman interpretato da David Mazouz con una costante immaturità decide di cataupltarsi all’azione rischiando quasi immediatamente la vita, però c’è un momento interessante. Infatti per la prima volta vediamo Bruce avere in un momento disperato e difficile un illuminazione che spesso ha salvato e contraddistinto il Cavaliere Oscuro, la sua astuzia è una caratteristica che in un questo episodio ci viene raccontato benissimo e sinceramente è una cosa che ho apprezzato molto.

Meno sicuramente la zombie war di Gordon contro Spaventapasseri di cui c’è davvero poco da dire. La domande sorge spontanea concludendo invece con Bruce, è arrivato natale in anticipo? Lucius Fox si trasforma infatti in Babbo Natale e finalmente fa un grande regalo, forse quello decisivo per tutti noi: parole che mi ricordano un certa trilogia, forse qui un po’ abusata ma coerente con una conversazione avuta prima in commissariato, quindi il discorso fila e ci piace tantissimo.