Black Panther è stato già inserito tra i migliori film del MCU: non poteva essere altrimenti, considerando lo stupefacente connubio di storia, musiche e trama più che soddisfacente – e vi rimandiamo alla nostra recensione per tutti i dettagli.

Al di là delle armi e della tecnologia, il vero fulcro del film, la vera “arma segreta” è Killmonger.

La potenza di questo personaggio esplode in tempi tumultuosi per T’Challa, il quale ha appena perso suo padre e deve ascendere al trono. E non è tutto: T’Challa è tormentato dai dubbi sulle sue capacità di governare e di decidere per il futuro della nazione, perpretando l’isolazionismo o aprendo finalmente le porte al mondo. Killmonger ha potuto pensare e farsi una sua idea di come tutto questo debba essere affrontato ma non ha certamente pensieri amichevoli o altruistici.

Nella mente di Killmonger si è consolidata l’idea che il Wakanda non abbia fatto nulla per cambiare il mondo come invece egli vorrebbe: Erik vuole il trono per sfruttare le risorse del Wakanda, armando le popolazioni nere oppresse con le armi in vibranio. Killmonger vuole chiaramente interrompere l’isolazionismo: tuttavia questa sarebbe potuta essere una naturale conseguenza della presenza dell’agente della CIA Everett Ross che ha visto il vero volto del Wakanda e cosa possiede in realtà. Come Okoye aveva predetto, Ross avrebbe dovuto fare rapporto ai suoi superiori una volta tornato negli Stati Uniti.
Infatti, molti Wakandiani – incluso W’Kabi, accettano la visione di Killmonger e gli sono fedeli. Egli non solo forza il Wakanda a cambiare, ma accelera la decisione dello stesso T’Challa, risolvendo il suo conflitto interiore.

T’Challa è consapevole che Killmonger ha ragione su di un solo punto: è tempo per il Wakanda di uscire dal guscio, è tempo che non vengano più considerati come una nazione del terzo mondo. La differenza sta nel fatto che Killmonger vuole usare il Wakanda per dominare il mondo, T’Challa vuole inserirsi in esso migliorandolo, agendo in pace ed armonia con gli altri popoli. Il futuro del Wakanda è ovviamente in balia di due visioni differenti della stessa nazione.

Killmonger ha grandi piani su come usare il Wakanda. Il principe la vede come la più potente nazione Africana in grado di dominare tutte le altre nazioni del pianeta, in grado di colonizzare il mondo così come il mondo ha colonizzato l’Africa per secoli. Usare tutta quella tecnologia per potenziare la sua nazione e destabilizzare le altre, incarnare il mostro quale diverrebbe il Wakanda se utilizzasse le sue risorse per dominare e non per costruire ponti come vorrebbe fare T’Challa.

Il fatto che il Killmonger e T’Challa siano cugini in Black Panther – versione differente dalla controparte fumettistica – aggiunge una drammaticità maggiore alla loro rivalità: sono familiari, hanno lo stesso sangue. È diverso dal semplice confronto supereroe/supervillain. Questo non fa altro che aumentare la tensione non soltanto in T’Challa stesso ma anche in tutta la famiglia reale.

Killmonger rappresenta il peccato di T’Chaka, tenuto nascosto da chiunque nel Wakanda, eccetto che per Zuri. Era un qualcosa da ignorare e da dimenticare. Erik Stevens ha invece imparato tutto quello che poteva sulla cultura Wakandania ed ha acquisito tutte quelle specifiche abilità – che gli sarebbero state utili per destabilizzare l’intera nazione del Wakanda – grazie all’esercito statunitense.

Nel frattempo, T’Challa viene a conoscenza del fatto che suo padre ha “creato” Killmonger. Se il Re ormai morto avesse accettato suo nipote nella famiglia, la vita di Erik sarebbe stata completamente diversa e certamente migliore. Killmonger diviene quindi il peccato di Black Panther.
Killomonger ha raggiunto il suo obiettivo attraverso l’omicidio e la crudeltà ma la visione data dall’erba a forma di cuore offre uno sguardo nel cuore dello stesso Erik. Possiamo vedere come egli soffra ancora per la perdita di suo padre e di come egli custodisca gelosamente questo dolore. N’Jobu lo amava e voleva che N’Jadaka fosse accettato dalla sua gente. Ha lasciato al figlio tutto ciò che poteva per fargli comprendere non solo la cultura ma anche il suo retaggio e la sua eredità.

Possiamo davvero biasimare Killmonger per il suo risentimento nei confronti del Re T’Chaka, suo zio, e per il desiderio di vendetta per la morte di suo padre? Come avrebbe dovuto reagire un bambino che trova in casa il cadavere del padre con gli artigli della Pantera Nera conficcati nel petto? Non ha fatto altro che alimentare in Erik la sensazione che la vera anima del Wakanda fosse corrotta e che egli avrebbe potuto fare qualcosa al riguardo. Inoltre il tutto sarebbe culminato con la vendetta nei confronti della famiglia reale, una vendetta personale nei confronti di T’Chaka e dello stesso Wakanda di cui in un certo senso è vittima.

Alla fine, è veramente difficile non sentire il peso della tragedia tra i due cugini quando T’Challa infligge il colpo di grazia a Killmonger e lo “accompagna” a vedere un tramonto Wakandiano, il più bello del mondo secondo il padre N’Jobu.
In ogni caso, la morte di Erik potrebbe non essere permanente, specialmente in un posto come il Wakanda. La nostra speranza è di vedere ancora questo villain, di cui avremo sicuramente molto da apprezzare ancora in Black Panther 2.

LA RECENSIONE

“Black Panther” dei Marvel Studios è uscito il 14 febbraio.

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