Dimenticate quanto avete visto finora dei Marvel Studios: Black Panther è un prodotto diverso, complice una qualità difficilmente prevista. Possiamo affermare con certezza che il MCU si stia avvicinando a quei canoni già presentati in parte dal DCEU in riferimento a drammaticità e serietà, complice forse l’arrivo di Infinity War ad Aprile.
Pronti per scoprire i punti forti di questa pellicola?

UN BACKGROUND DI TUTTO RISPETTO
Non possiamo non prendere immediatamente in considerazione la trama, la colonna portante di questo film: tutto è orchestrato magistralmente, con un’ introduzione che dá profondità e garantisce una comprensione efficace delle origini delle Pantere Nere. Non vi sentirete quindi spaesati ma vi immergerete progressivamente nella storia, complice l’empatia che viene a crearsi con il protagonista, T’Challa.

T’Challa è il secondo punto forte della pellicola: mostrato nella sua umanità piuttosto che nel suo essere Pantera Nera, gravato dal peso di un’eredità forse troppo pesante per lui. È interessante ed è ben sviluppata la sua crescita per tutto l’arco narrativo, mai noioso, avvincente al punto giusto e non più gravato da una comicità eccessiva. Tutto è dosato per lasciare spazio alla storia, per spostare il tono del film sulla drammaticità, incalzando in alcuni punti con dialoghi ragionati.

CHE SPLENDORE IL WAKANDA!
L’avevamo già visto e ammirato nei trailer: il Wakanda è meraviglioso, coinvolgente, appagante. Un’ambientazione che non dimenticheremo facilmente: dai tramonti meravigliosi alle cascate che si infrangono dall’alto delle montagne; montagne innevate e villaggi così caratteristici che vi porteranno ad immaginare di vivere quei luoghi meravigliosi. Di grande effetto la scelta di un cast completamente di colore, che rende ragione non solo dell’ambientazione ma anche del carattere intrinseco della pellicola. La loro forza è trasmessa in modo vibrante attraverso lo schermo, facendovi amare anche personaggi secondari. Ottima la resa delle usanze, i canti, i rituali e la potente colonna sonora, così tribale, così ancestrale, che ben si amalgama alla fotografia stupenda che questo film regala.
Altra nota di merito sono i costumi, perfetti e bellissimi, donanti un’identità precisa ed unica al popolo Wakandiano.

KILLMONGER, VILLAIN DI SPESSORE
Killmonger (Michael B. Jordan) è stata una vera sorpresa: la sua crescita e il suo background vengono lentamente svelati – anche se i colpi di scena sono in un certo senso citofonati – lasciando spazio ad un personaggio che inizialmente può sembrare anonimo ma che, soprattutto nella seconda parte del film, trova la sua dimensione, suscitando empatia nello spettatore poiché ha delle basi motivazionali davvero forti. Resterete certamente stupiti.

UNA CGI PURTROPPO ALTALENANTE
La vera nota dolente di questo film sono gli effetti speciali: ebbene si, non ne sarete pienamente soddisfatti. In alcune scene avrete la netta sensazione di un’astronave che aleggia di fronte ad uno sfondo di cartone oppure percepirete le imperfezioni al momento del “cambio d’abito” di T’Challa, soprattutto quando indosserà il suo costume. Si poteva fare sicuramente di più.

IMPERFEZIONI CHE RESTANO
Non è soltanto la CGI a peccare ma anche il doppiaggio: Shuri, nonostante sia un gran bel personaggio con tanti bei momenti insieme a T’Challa, non riceve giustizia nella versione italiana. Siamo sicuri che in lingua originale dia molto di più in termini di espressività.
La trama in alcuni punti appare forzata e a tratti contraddittoria: alcune scelte compiute dai personaggi sono abbastanza discutibili ma il tutto sembra essere proiettato in funzione del ruolo di T’Challa come Re. Per essere un film di origini, è un risultato certamente soddisfacente.