Ci fu un’idea, di mettere insieme un gruppo di persone straordinarie”, così parlavano Nick Fury e Tony Stark pronti a farsi strada verso il culmine del Marvel Cinematic, quel filo sottile, nascosto nell’ombra, che ha legato 10 anni di film e che ci ha condotto ad Avengers: Infinity War. Siamo finalmente pronti per analizzare un’opera dalle mille sfaccettature che mette i Vendicatori e i Guardiani della Galassia contro Thanos, questa è la Guerra dell’Infinito. 

Sono passati diversi anni dalle vicende di Captain America: Civil War, troviamo ancora i nostri eroi divisi e lontani con un salto temporale che ci conduce forse a rinnovata speranza. Tony Stark pensa al suo futuro con Pepper dopo Spider-Man: Homecoming, mentre Steve Rogers è ormai un fuggitivo insieme ad altri Avengers; nel frattempo Thor e Loki sono nello spazio insieme agli altri Asgardiani ma un grave pericolo incombe su di loro.

Avengers: Infinity War

Pronti… via! I primi minuti sono molto forti, come ad indicare un voluto cambio di direzione rispetto ai precedenti film della Casa delle Idee. Si punta subito sul dramma, creando un’accesa dicotomia rispetto le più recenti pellicole del MCU col pregio di abbandonare una certa linearità a vantaggio di numerose sotto-trame, che hanno la qualità di non divagare troppo, legate all’unico filo conduttore rappresentato da Thanos. Nonostante la drammaticità permei il film per tutta la sua durata, l’essenza Marvel non viene mai persa, complice la presenza dei Guardiani della Galassia che smorzano efficacemente i toni. Il loro stile, la loro caratterizzazione, è così ben riuscita oscurando quasi gli altri eroi, ad eccezione di Thor e Banner, dovuto agli strascichi di Thor: Ragnarok e l’influenza di Waititi.

Dimenticate i supereroi di questi dieci anni: tutto è diverso e vi sentirete leggermente spaesati rispetto al primo incontro. Tony Stark (Robert Downey Jr.) appare ancora provato dagli eventi di Civil War, scosso ancora dal diverbio con Steve Rogers, quel diverbio che ha portato gli Avengers a sciogliersi. Dall’altro lato, Steve Rogers è cambiato: non è più il soldato ligio alle regole, non chiede più il permesso, agisce secondo coscienza e secondo necessità, non importa da quanti anni sia “fuorilegge”. Sembra brillare di luce propria insieme agli altri membri, come un vero leader, leadership invece che Tony Stark ha probabilmente perso.

AVENGERS: INFINITY WAR E’ IL TRIBUTO PERFETTO PER IL CULMINE DEL MARVEL CINEMATIC UNIVERSE CHE ARRIVERÀ A COMPIMENTO TRA UN ANNO

Scarlet e Visione rappresentano forse la caratterizzazione meno riuscita del film. Li troviamo insieme ad affrontare qualcosa di molto più grande. Sebbene possano sembrare banali, hanno il loro momento fondamentale all’interno del film. Deludente Bruce Banner, che appare ancora visibilmente scosso da Thor: Ragnarok. Si sente molto dell’influenza di Waititi e il personaggio appare sempre confuso, disorientato, mai completamente al centro del discorso e perennemente distratto. Qualcosa si è spezzato e infatti la sotto-trama creata non viene eviscerata granché, sprecando una ghiotta occasione di estendere ulteriormente il film. Nota di merito per i Guardiani della Galassia che si impongono con il loro stile, amalgamandosi perfettamente agli altri eroi; anche Thor brilla regalandoci momenti epici, completando un percorso eccezionale ritornando ai fasti del Dio del Tuono che tutti conosciamo.

Avengers: Infinity War

Thanos è sicuramente il villain più complesso dell’intero MCU, la sua caratterizzazione, la sua crudeltà e sorprendentemente il suo riuscire a provare amore, ne fanno uno dei villani più riusciti di sempre. È un cattivo che ha convinzioni radicate, che dà ragione alle sue azioni. Quando entra in scena, i suoi discorsi sono ben scritti, meno per tutti gli altri, complice un’interpretazione di Josh Brolin davvero eccelsa. Thanos è un villain praticamente perfetto, soprattutto nel finale…quando le cose avranno terribilmente senso.

Ciò che sicuramente colpisce è la presenza persistente di una tematica: il sovrappopolamento. Thanos basa tutto il suo agire sull’equilibrio, i cataclismi, la mancanza di risorse a causa della “troppa vita” nell’universo. Colpisce, in fin dei conti, quanto sia terribile la sua logica e molto spesso esatta, il suo citare un mondo completamente diverso prima che “la vita stessa” rovini tutto. C’è spazio anche per l’amore, per la rabbia e per l’odio, ma più di tutti prevale la volontà di vivere, la continua lotta per cambiare un destino avverso, concetto fedele a Steve Rogers e compagnia.

Per quanto riguarda la parte strettamente tecnica, la CGI che fa il suo dovere non sbagliando quasi mai e regalandoci un Ordine Nero davvero impressionante così come il Titano Pazzo, oppure la nuova armatura di Iron-Man, la Bleeding Edge, così come l’Iron-Spider dell’Uomo Ragno sono straordinarie. I costumi poi sono eccezionali, in questo senso oltre quelli ben caratterizzati degli eroi, un plauso particolare va a Wakanda e i suoi abitanti con delle vesti e dei canti di guerra che resteranno scolpiti negli anni. Resterà scolpito pure il motivo di Alan Silvestri, tornato dopo The Avengers (2012), a regalarci della musiche e il celebre tema dei Vendicatori forse più cupo ma che non stanca mai nei momenti della riscossa.

Avengers: Infinity War

Insoddisfacenti alcune sottotrame come la tanto decantata evoluzione di Tony Stark o il cambiamento di Steve Rogers. Incomprensibile la scelta di non sviluppare degli ottimi input narrativi, soprattutto in merito a Bruce Banner (Mark Ruffalo), così come avrebbe meritato una conclusione più chiara l’arco narrativo di Civil War. Stesso discorso per la love story Visione/Scarlet Witch, delude infatti l’arco narrativo perdendo l’interesse che ruotava attorno alla coppia, fortissimi nella controparte fumettistica meno in quella cinematografica, trattata con sufficienza, banalizzandola troppo, soprattutto nei dialoghi.

 Conclusione

Nel suo insieme, la trama ardita di Avengers: Infinity War funziona, così come funzionano le interazioni tra i vari eroi e le leggerezza di pochi momenti che scaturisce non tanto dalle battute ma dall’incontro di “stili” e “caratteri” diversi ma al tempo stesso così simili, basti pensare al binomio Stark/Strange. La storia procede senza intoppi, complice un montaggio davvero ben fatto, privo di sbavature ed errori. La potenza della trama però risiede anche altrove: il finale che è uno dei più strazianti nel corso di questi 10 anni e il villain, Thanos, praticamente perfetto.

Vi consigliamo di non alzarvi dalla poltrona alla fine dei titoli di coda, persino la scena post-credit vi sconvolgerà. Sarà una lunga attesa fino ad Avengers 4.