Per la seconda fatica dell’Uomo Formica il regista Peyton Reed affina tutti gli elementi cardine del primo Ant-Man rinvigorendolo con l’ormai tipico stile colorato delle precedenti pellicole della Casa delle Idee. Il direttore strizza dunque l’occhio ai precedenti film Marvel come il Thor: Ragnarok di Taika Waiti e gli inarrivabili Guardiani della Galassia di James Gunn. Più lungo dell’originale con le sue due ore e 5 minuti, Ant-Man and The Wasp è più sicuro dei propri mezzi nella sua esecuzione e senza fronzoli ci presenta il leit motive della pellicola.

È ormai noto come il secondo capitolo rappresenti un anello di congiunzione da non sottovalutare tra Captain America: Civil War e Avengers: Infinity War. Inutile sperare che Ant-Man and The Wasp risponda alle interminabili domande all’indomani della Guerra dell’Infinito, anzi potrebbe aggiungerne qualcuna più. Pronti via ritroviamo Scott Lang (Paul Rudd) agli arresti domiciliari, dopo quanto successo in Germania con Cap e la banda di futuri fuggitivi. Ciò che non funziona è l’espediente per scatenare gli eventi del film che risultano fin troppo pretestuosi.

Ant-Man and the wasp

 

Si tratta forse di una delle sceneggiature più ballerine dell’MCU non convincendo con l’inserimento e lo sviluppo pretestuoso della storia di Ghost (Hannah John-Kamen) così come quella di Sonny Burch (Walton Goggins). Sia l’una che l’altro cercheranno di distrarre il duo dal loro vero obiettivo che si presenta discutibilmente nonostante la spiegazione quantistica. Questo non significa che Ant-Man and The Wasp sia una prova insufficiente, anzi il seguito riesce a raccontare una storia piacevole e autosufficiente che dà un lauto antipasto per Avengers 4. Per una volta, la prima scena post-credits non sarà un’extra ma la fine effettiva del film.

Ant-Man and The Wasp affina gli elementi cardine dell’originale inserendo l’ormai classico stile colorato

Invece il tema chiave e ben messo in scena di Ant-Man and The Wasp è quello della famiglia. Da un lato Hank Pym (Michael Douglas) e Hope Van Dyne (Evangeline Lilly) disposti a fare qualsiasi cosa per riunirsi con la madre perduta, Janet (Michelle Pfeiffer) bravissima ma utilizzata davvero col contagocce. Dall’altro lato Scott cerca di essere un buon esempio per sua figlia Cassie (Abby Ryder Fortson) assicurandosi di non finire nuovamente in galera. Inoltre il protagonista si preoccupa che i suoi ex complici – Luis (Michael Pena), Dave (TI) e Kurt (David Dastmalchian) – abbiano una possibilità di redimersi.

Ant-Man and The Wasp

Rispetto al primo capitolo si fa strada in maniera prepotente il personaggio di Evangeline Lilly. Fin dai primi scampoli di pellicola Wasp è per certi versi l’eroina ad avere un ruolo più importante del classico personaggio di supporto. Carismatica, mai banale, sempre presente nell’azione e dal cuore estremamente grande. Così grande che potrebbe essere in grado di perdonare anche la bugia tedesca di Scott.

Una dimensione di Ant-Man and The Wasp che si sarebbe potuta (e dovuta) utilizzare di più e con più di creatività è il Regno Quantico – la microscopica dimensione alternativa in cui Janet van Dyne è apparentemente intrappolata da decenni. Dopo la bellezza psichedelica di Doctor Strange, le attese di un maggiore assaggio qui vengono disattese.

Il primo Ant-Man è indubbiamente il più leggero dei film dell’MCU sia per la trama che per il tono – infatti i film dei Guardiani, per quanto siano leggeri, presentano ugualmente alcuni momenti innegabilmente pesanti –  e il sequel si mantiene in quella direzione.

Ant-Man and the wasp

Abbraccia l’intrinseca essenza naif dei poteri di Scott e le difficoltà in cui spesso si trova mettendo in scena l’azione il colore tipico di quest’ultima fase dell’Universo Cinematografico Marvel.