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Recensione – I non troppo Fantastic 4


Recensione
Recensione – I non troppo Fantastic 4

Il Rebooth di Fantastic 4 non è un disastro totale, anzi segue una linea difatto coerente, che parte dallo sviluppo della trama, passando per l’intreccio centrale finendo poi col climax conclusivo tipico dei film supereroistici; quello che non va bene è tutto il resto.

In poche parole siamo di fronte a un esperimento – di epic drama non proprio nelle corde Marvel – finito male in tutti sensi, sia dalla produzione, qualitativamente e artisticamente scadente per un progetto ardito come poteva essere questo, sia per i nostri eroi mancanti della gravitas necessaria e immaginati più come adolescenti senza bussola amanti del pericolo sprezzante; ma andiamo con ordine.

L’inizio della pellicola ci porta indietro fino al 2007 quando il piccolo genio Reed Richards (Miles Teller) nel garage di casa sua progetta e riesce a far funzionare una macchina miniaturizzata per il teletrasporto di oggetti -insieme al suo amico Ben Grimm (Jamie Bell). Da qui in poi Josh Trank e compagnia cominciano a tagliare in ogni dove, catapultando i due direttamente al liceo e lasciando in generale per entrambi solo un paio di scene da adulti prima della trasformazione: amici da una vita ma non in questo film insomma.



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Altro taglio, altro salto repentino alla Baxter Foundation in cui Reed, ritrova dopo l’episodio liceale il dottor Franklin Storm (Reg E. Cathey) e la figlia adottiva Sue (Kate Mara) accettando quindi di aiutarli nella costruzione di una macchina per il viaggio interdimensionale, che come premio consentirà agli stessi creatori di fare una transvolata da foto-ricordo in un pianeta, inospitale, sconosciuto, oscuro e tenebroso.. ma chi se lo farebbe mai scappare?

Anzi no, poco dopo se ne dovrebbe occupare la Nasa, non più loro. Come non più loro.. ma prima.. ok, boh!? È dunque giù via con la parabola di chi lavora dietro le quinte e non ha mai un filo di riconoscenza, che per carità è una cosa sacrosanta, ma non detta da loro. Soprattutto da un elemento evidentemente problematico, come Victor Von Doom (Toby Kebell) ed evidentemente pronto a farsi una passeggiata prolungata nel Pianeta Zero e aver voglia di distruggere la Terra: il discorso politico può anche starci, ma non in questi termini e con la necessità catastrofica di voler distruggere un pianeta intero, compreso 7 miliardi di persone innocenti.

Tornando un attimo indietro, quella passeggiata forzata e sprezzante per il pericolo poteva solo tradursi nel dramma che condurrà Reed, Sue, Johnny (Michael B. Jordan), ex amante dei film di Fast&Furious, e Ben a diventare I Non Troppo Fantastic Four. La frittata più grossa è proprio in questo frangente, quando la fuga di Reed è più un pretesto per fare un’altra sforbiciata alla pellicola e catapultarci addirittura un anno dopo, in cui praticamente ci siamo persi tutta l’evoluzione dei supereroi e abbiamo mancato pure il salto, per altro atteso, dall’immaturità alla consapevolezza dei 4 che a quel punto ormai non convince più, crollando definitivamente quando Reed torna e non riesce a spiegare al suo migliore amico di essere fuggito per cercare una cura per lui – e costruirsi nel frattempo una tuta fatta in casa. Poi alla fine sembrano misteriosamente tornati amici fraterni, se si sono chiariti non lo sapremo probabilmente mai.

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Queste mancanze si rivelano in tutta la loro forza quando è ormai chiaro che tra i 4 personaggi – in cerca d’autore come direbbe qualcuno – non si trova mai un punto in comune, o meglio non sboccia quella chimica che dovrebbe sorgere naturale agli occhi dello spettatore soprattutto se si parla di un team di supereroi celebre come quello dei Fantastici Quattro.

Passiamo al villain di turno, problematico all’inizio, disturbato dalle perturbazioni verdi alla fine: tuta fusa nel corpo, superpoteri eterogenei e motivazioni assurde ne fanno il cattivo più strampalato di sempre – non ce ne voglia Toby Kebell che comunque è un bravissimo attore. Con le sue abilità può fare praticamente tutto quello che gli passa per la testa, dalla telecinesi all’esplosione delle teste dei suoi avversari, all’apertura di portali in cui inghiottire ogni forma di vita già vista in tanti altri film di supereroi. Sarebbe stato meglio approfondire le motivazioni e spiegare se magari dietro la sua figura di nemico c’erano ben altre teste, come in effetti era ventilato nella sceneggiatura originale.

La lotta finale è dunque priva di qualsiasi emozione sia per il poco spessore del Dottor Destino che per la situazione già vista, oltre che per il distacco tra i Fantastici Quattro stessi e lo spettatore. 

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COMMENTO FINALE

Il rebooth dei quattro supereroi della Marvel in salsa Fox, sembra il classico compitino dove l’obiettivo è quello di sbagliare il meno possibile. Per questo il prodotto nel complesso si salva, ma con uno sguardo critico più attento è evidente che le occasioni perse sono tante e la cose che non vanno non possono passare inosservate, dalla qualità del prodotto finale, all’impressione che ne deriva sulla caratterizzazione dei personaggi che mai come questa volta sembrano essere davvero poco convincenti come tutti i supereroi attuali. Sarà vero che la 20th Century Fox cancellerà il sequel per dare spazio al secondo capitolo di Deadpool?

VOTO GLOBALE 6.4

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