Marco Cincinnato

RECENSIONE "POWER RANGERS"

Power Rangers
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Power Rangers, La Recensione

Power Rangers
Power Rangers, La Recensione

Angel Grove, California. Cinque teenager, non appena verranno a conoscenza del pericolo in cui versa il Mondo Intero – sul punto di essere distrutto da una minaccia aliena – dovranno unire le proprie forze per diventare qualcosa di estremamente potente ossia i Power Rangers, gli unici in grado di salvare le sorti del Pianeta.

Sembra qualcosa di già visto e rivisto: dopotutto, l’incipit è molto comune ed è stato sfruttato fino alla nausea.  Ma in cosa si differenzia dagli standard comuni? Innanzitutto, non appena si comincia la visione del film, si ha la sensazione che il tutto sia improntato a porre delle basi, come se l’intero film fosse un insieme continuo di scene e situazioni che vanno evolvendosi nello scorrere della visione. Non è quindi una semplice narrazione della creazione di un team e della sconfitta di un cattivo. Tutto è collegato e tutto risulta essere un modo per creare empatia nello spettatore, ed è forse questa la carta più importante giocata da Dean Israelite.

LA TRAMA CHE NON TI ASPETTI E’ SEMPRE LA MIGLIORE



La sceneggiatura è solida, forse appositamente attenta e dosata nelle prime parti del film, dove veniamo a conoscenza dei protagonisti e dove possiamo osservare una certa cura nel creare un background che stupisce per la sua semplicità ma anche per la sua complessità. E’ stata fatta appositamente la scelta di non mostrare soltanto la nascita di cinque eroi, ma di controbilanciare il tutto con la vita adolescenziale di cinque ragazzi alle prese con i loro problemi, ricalcando quindi quello che era lo spirito della serie tv, mostrando non solo armature e colpi di karate ma il modo in cui nasce il team e il modo in cui si crea quel legame indissolubile che li accompagnerà in tutte le loro avventure. Allo stesso modo si mette in luce quella che è la difficoltà di molti nel sentirsi accettati in un gruppo di amici, vuoi per le proprie vicende personali, vuoi per l’etichetta che solitamente viene affibbiata con superficialità: una sceneggiatura che tocca, attraverso i personaggi, tematiche adolescenziali comuni ed attuali come bullismo, autismo, omosessualità permettendo anche a chi si sente “emarginato” o estraniato da quelle categorie, da quelle etichette comuni  (il capitano di una squadra, il più bello o la più bella, il più duro, ecc) con cui vengono identificati studenti o amici, di sentirsi in un certo senso “a casa”, di sentirsi parte attiva del film identificandosi forse con il background dei protagonisti o anche solo nel senso comune di sentirsi estremamente comuni al di fuori ma dotati di grande forza e cuore dentro, proprio come i Power Rangers. Ed è proprio questa la base di un film che si pone innanzitutto come un film umano e in secondo luogo come film supereroistico. Il tutto viene mostrato quasi con leggerezza, non volendo essere una denuncia sociale ma soltanto un modo per creare empatia nello spettatore e di stimolarne una breve riflessione, con la complicità di un umorismo sempre presente e di  scene d’azione costanti che si intrecciano bene con i dialoghi e i punti fermi del film, necessari per l’evoluzione della trama, ma che comunque non appesantiscono la visione.

QUANDO PRIMA DI TUTTO VIENE L’UOMO E POI L’EROE

La sceneggiatura non è il solo punto forte del film. Nonostante i protagonisti siano molto giovani, danno prova di una grande interpretazione, come se tutta la vicenda li toccasse personalmente, come se il ruolo assegnatogli fosse effettivamente parte di loro. Dacre Montgomery (Jason, Red Ranger) è perfetto per il ruolo del leader, in grado di mettere insieme un team estremamente eterogeneo; R.J. Cyler (Billy, Blue Ranger) rappresenta il ragazzo “speciale” del gruppo al quale è impossibile non affezionarsi ed è il cardine dell’ironia del team essendo in grado di rubare la scena più di qualche volta e di strappare diverse risate; Ludi Lin (Zack, Black Ranger) è il classico spaccone e riesce a dimostrarlo senza problemi, portandoci poi a riconsiderarlo in altri termini quando mostrerà la sua vera natura; Naomi Scott (Kimberly, Pink Ranger) e Becky G (Trini, Yellow Ranger) rappresentano le controparti femminili del team e riescono nell’intento di mostrarsi come ragazze superficiali con segreti da nascondere e da cui riescono difficilmente a separarsi , dando ragione di una profondità d’animo che non è subito immediata. Questa loro diversità è la chiave dell’intero film: una scelta ben precisa che non mira a far diventare subito eroi degli adolescenti, ma li invita nell’imparare a togliere le vesti di adolescenti per intraprendere il cammino dell’eroe. I cinque protagonisti sono molto bravi nel mostrare la loro diversità e allo stesso tempo nel mostrare quel cambiamento che li porterà ad essere prima amici e poi supereroi, dando ragione ad un concetto vero per ogni età: quando c’è unione e lealtà reciproca, tutti gli ostacoli possono essere superati.

Power Rangers

I POWER RANGERS TORNANO IN GRANDE STILE

Ad arricchire ed impreziosire ulteriormente il film, abbiamo Bryan Cranston nel ruolo di Zordon e Bill Hader come Alpha 5. Cranston è perfetto per il ruolo del generale, conferendo autorità e al tempo stesso umanità al personaggio, ponendosi come guida di un gruppo di Rangers così lontano dalla sua remota concezione ed essendo costretto ad entrare in contatto con un mondo così lontano dal suo, quale è la sfera adolescenziale. Ruba la scena nel momento in cui interagisce con i Rangers ma allo stesso tempo lascia molto spazio al talento dei giovani attori che sanno comunque convincere. Alpha 5 è invece più presente e regala perle per i fan di vecchia data, tra citazioni ed umorismo spontaneo. Il doppiaggio italiano è veramente buono questa volta, con voci coerenti allo spirito e all’identità di ciascun personaggio: forse, le uniche note stonate sono le voci scelte per Kimberly ed Alpha 5. Per quanto riguarda la prima, si è cercato di conferirle un atteggiamento troppo snob (rappresentando nel film la reginetta di Angel Grove High) attraverso il tono di voce: una mossa poco azzeccata in quanto l’attrice riesce già a rendere l’idea con la sua interpretazione. Per quanto riguarda Alpha 5, piuttosto che una voce umana, sarebbe stato preferibile udire una voce più “elettronica” che incarnasse perfettamente quello che è il suo aspetto e il suo essere robot. Nonostante queste due scelte possano infastidire o far storcere il naso, con il proseguire della visione ci si abitua.

UNA STREGA PER INCANTARE IL PUBBLICO

Elizabeth Banks porta il personaggio di Rita Repulsa su alti livelli di interpretazione. Si può notare come si basi inizialmente sul personaggio della strega, visto costantemente nella serie tv, e come poi viri la sua interpretazione verso qualcosa di nuovo e di veramente folle. E’ un personaggio femminile esagerato, potente, insolente, ironico, in grado di alternare status di follia a status di ironia che dà ragione della sua instabilità ma anche della sua determinazione nel voler vincere a tutti i costi. E’ stato creato appositamente uno spazio per mostrare anche il suo background, come se fosse un altro tassello del puzzle che serve per mostrare la giusta via a quei ragazzi che dovranno poi intraprendere il ruolo di Rangers. Elizabeth Banks è riuscita a rappresentare il male puro e allo stesso tempo è stata in grado di rinnovare efficacemente un personaggio storico, impreziosendo la narrazione e regalandoci attimi di nostalgia.

IL SALTO TECNOLOGICO CHE OFFRE VERO SPETTACOLO

Inizialmente, non appena ho visto i concept per le tute, i livelli di scetticismo si sono alzati esponenzialmente. Aveva davvero senso cambiare così tanto, in modo tale da snaturare il passato a favore della tecnologia del presente? Oggi, posso rispondere tranquillamente che ne valeva la pena. Le tute sono curate fin nei minimi dettagli e, attenzione, ho parlato di “tute” e non di “armature”. Il primo impatto è proprio quello di un insieme di parti metalliche ma, in realtà, ciò che indossano i Rangers è un rivestimento che gioca con la nostra vista, tanto che ci si può rendere conto di come queste tute non siano altro che un semplice e bellissimo upgrade delle tute di spandex degli anni ’90, che nulla tolgono all’agilità nel compiere quelle mosse di karate che hanno sempre caratterizzato i Power Rangers. Oltretutto, grazie alla computer grafica, sono impreziosite da una lieve luminescenza che conferisce un aspetto tecnologico. Se vent’anni fa potevamo notare una diversità tra le tute, visibile non soltanto nei colori, anche in questa trasposizione possiamo notare con piacere che ogni tuta rappresenta un personaggio: il Red Ranger ha un’armatura possente e trasuda potere essendo il leader; il Blue Ranger ha delle placche sulle spalle a forma triangolare che accentuano le sue forme un po’ minute proprio come quelle del personaggio di base, Billy; il Black Ranger ha un’armatura più spigolosa, risaltandone anche l’aspetto caratteriale ed impulsivo; il Pink Ranger ha una tuta che risalta le sue forme femminili, mentre il Yellow Ranger appare simile ad un gatto, mostrando appieno tutta la sua agilità. E ogni Ranger ha il suo stile di combattimento che ricalca la sua personalità, rendendo il tutto molto variegato e godibile da vedere nelle diverse scene di combattimento.

Altro impressionante lavoro è stato compiuto per realizzare Zordon: sembra una vera e propria scultura vivente che si muove sulle pareti dell’astronave. Oltre ad essere rappresentati con estrema fedeltà i vari tratti anatomici di Bryan Cranston, Dean Israelite ha virato da quello che è stato un concetto troppo abusato nei film ossia l’ologramma. E il risultato è stato sorprendente. La sostanza di cui è composto Zordon è costituita da un migliaio di bastoncini che ondeggiano ed emergono dallo scafo, conferendo espressioni facciali estremamente realistiche. E’ un enorme immagine pazzesca di procedural animation che potenzia esponenzialmente la performance di Bryan Cranston.

E non pensate che gli Zord siano da meno: fedeli alla loro origine ma rinnovati sotto ogni aspetto, ricalcano sempre la forma di animali preistorici – e quindi avremo di nuovo un bellissimo mastodonte nero, il triceratopo blu, il T-rex rosso, lo Pterodattilo rosa e la Tigre dai denti a sciabola gialla. Sono esageratamente enormi e danno l’impressione di essere dei veri animali ma con una struttura biomeccanica che si discosta assolutamente da quanto già visto, ad esempio in Transformers. Ma ciò che stupisce più di tutto è la trasformazione in Megazord: senza spoilerare nulla, posso soltanto dirvi che si discosta dall’essere un gigante automa di ferro e si avvicina il più possibile ad essere un unico grande organismo vivente.

Altro merito va conferito all’armata di Rita Repulsa: se in passato i suoi servitori venivano creati dalla creta, in questa  trasposizione l’armata di automi è costituita da qualsiasi cosa esista intorno a Rita, come se fossero un’estensione della sua capacità di controllare l’energia circostante. Quindi il tutto esita nel bellissimo risultato di enormi aggregati di asfalto, spazzatura, cemento e oro alti due metri e con caratteristiche derivanti dagli oggetti risucchiati per la loro formazione, creando così un esercito sempre più variegato.

Goldar invece, è uno spettacolo per gli occhi. E’ difficile rendere l’idea attraverso le parole quindi mi limiterò a descriverlo come un gigante di oro fuso colato, in costante cambiamento, dal volto inesistente. Il lavoro di computer grafica è impressionante, considerando che si ha l’impressione di vedere una massa gigante su cui, in alcuni punti, scorre letteralmente dell’oro fuso, dando l’impressione di un costante mutamento della gigantesca creatura.

I costumi sono essenzialmente adatti ad ogni personaggio, tanto da ricalcarne sia il background che la personalità ma ciò che stupisce in particolare è il lavoro svolto per Rita Repulsa: il costume è sbalorditivo, curato nei minimi dettagli, incute timore adeguandosi allo spirito del personaggio, ma al tempo stesso risalta la femminilità e la sensualità di un Elizabeth Banks che è davvero riuscita a cogliere nel segno.

Power Rangers

LA MUSICA CHE AIUTA

La colonna sonora si adatta ad ogni situazione, non essendo mai banale o scontata, calzando a pennello ed essendo efficace nell’aumentare il senso di empatia dello spettatore. Si dà risalto anche a canzoni moderne, inserite in determinati momenti per aumentare il carico emotivo della scena, sia in termini di adrenalina che di drammaticità. Questo è un ulteriore buon segno di una scelta molto ragionata da parte del regista, che ha saputo fin dall’inizio cosa avrebbe dovuto fare per produrre un film che verrà sicuramente apprezzato dai vecchi e dai nuovi fan.

Conclusione

Dean Israelite è riuscito nel suo intento: trasporre uno dei pilastri della vecchia generazione sul grande schermo senza snaturarne l’essenza. E’ stato fantastico vedere come lo spirito dei Power Rangers sia rimasto immutato nel tempo e come ciò che doveva essere rivisto sia stato correttamente modernizzato e contestualizzato. E’ un film per la vecchia generazione, considerando molte strizzate d’occhio ai vecchi fan, citazioni e personaggi che danno un forte senso di nostalgia, ma è anche un film per le nuove generazioni, per coloro che si avvicinano per la prima volta a questi eroi. E’ un ponte di collegamento tra il passato e il futuro. E’ un punto d’inizio per far sì che questo simbolo di una vecchia era supereroistica non sia del tutto dimenticato. E’ il film che desideravamo che fosse, a dimostrazione che i reboot, se realizzati con criterio, possono essere dei nuovi piccoli capolavori.

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PRO
- Il background e l’evoluzione dei Rangers
- Rita Repulsa
- Gli Zord sono una goduria incredibile
- Il messaggio finale veicolato in termini di unione e lealtà reciproca
- Lo spirito immutato della serie
CONTRO
- La voce umana di Alpha 5
- Battaglia finale un po’ breve
- Qualche pecca nel montaggio ma non così significativa

8.8

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